Anno 1923 IL DISCORSO INAUGURALE DEL 3 MAGGIO 1923 I Nostri Eroi ( questo il titolo originale del discorso scritto da Annunziata )
Trascrizione Completa del Testo Originale
3-5-1923 " I nostri eroi " Mentre, il popolo nostro, rinasce e gli uomini al po_ tere con mano ferrea preparano i nuovi Destini D'Italia, noi ci apprestiamo ad onorare i nostri eroi, perché è giusto che il nostro primo pensiero, nell'ora in cui la Patria risorge dalle ceneri, in cui l'ave_ vano fatta cadere le ignominiose lotte di parte, sia per essi. Per gli eroi che senza esitare lasciarono il letto natio, i loro cari e corsero al fronte per riacqui_ stare un serto d'Alpi, la falce d'un golfo, un grappolo di terra appreso nel mare , un festone d'isole, un orlo gemmato di spiaggia latina, per difendere il focolaio domestico, gli eroi che a Vittorio Veneto col sacrificio della loro giovinezza versando fin l'ultima goccia del loro sangue, resero finalmente Una l'Italia adorata, le ridettero la sua anima vera, come dice il poeta della ritrovata Italia, riaffermando ancora una volta che l'antico valor negli italici cor non è ancora morto…. Gli eroi gloriosi ora tornano fra noi come S.E. Lupi , Comprendendo appiena l'anima grande italiana, ha voluto. Il culto dei morti esistito in tutti i tempi e presso tutti i popoli si fa cosi piu intenso e piu caro. I preistorici avevano cura dei loro morti, seppellendoli fra le pietre per evitare che la terra li coprisse, non dimenticando di metter loro accanto un vaso di argilla con l'ocra rossa, con al quale nell'altra vita dovevano dipingere il loro corpo; cosi come avevano fatto in terra, ed una arma con cui dovevano difendersi da eventuali assalti di fiere. Le madri pietose univano al cadaverino dei loro figlioletti i giocattoli che li avevano allettati in vita. Gli egiziani mummificavano i loro morti avvolgendone il corpo in lini profumati, con un lungo e difficile pro_ cesso, del quale solo da poco la civiltà s'è impossessata: altri popoli raccoglievano il cenere dei loro cari estinti In vasi preziosi che poi mettevano nella loro stanza più bella, ove si recavano a pregare e a piangere e dove tene_ vano i loro giuramenti. I moderni hanno voluto che i Morti si seppellissero lontano dalle abitazioni, vigilati da una perenne festa di verde e di fiori. Monumenti marmorei e cappelle gentilizie mostrano opulenza e splendore, facendoci vedere quando grande e doveroso sia il culto per gli estinti. Anche noi nelle ore di sconforto ci portiamo alla tomba dei nostri adorati e nella preghiera troviamo il conforto, nelle lacrime versate sulle verdi zolle o sul freddo marmo, il ristoro e la forza: …………………………Celeste è questa Corrispondenza d'amorosi sensi Celeste dote è negli umani Questo conforto non era dato alle madri, alle vedove, agli orfani dei nostri eroi, che pur lo meritavano, perchè con forza veramente spartana, avevano detto ai figli ed agli sposi: va, combatti, vinci; prima morto che vile, prima morto che vinto, prima vedova che schiava, prima ramin_ ga e pezzente che ludibrio del barbaro. Esse non avevano tale conforto, perché i loro cari erano lontani e li invocavano ogni giorno invano. Ogni giorno protese le mani scarne verso l'azzurro infinito, vegliante le sparse vestigie delle spo_ glie gloriose, gridavano. Vogliamo i nostri morti, rendeteceli. Invano, quel grido non era raccolto! Il fragore dei canti nui scioperi, il cozzare delle armi fratricide, le lotte inte_ stine, i dissidii parlamentari sperdevano il sacro lamen_ to. O'ggi nell'ora del risveglio e del raccoglimento quel gri_ do è religione, è comando. Dal nuovo governo è partito il monito: E' Giusto, le madri, le vedove, gli orfani, re_ clamano i loro eroi che si facciano tornare. Tutto noi dob_ biamo ai fattori della vittoria, della gloria d'Italia, che scrissero pagine meravigliose d'eroismo, rendendoci degni degli avi. E tornano ora i nostri eroi, tornano in mezzo a noi dal Carso, dall' Isonzo, dal Grappa parlandoci di alte Cose e di leggiadre. Ma non il freddo marmo deve ricor_ darne i puri nomi, esso troppo ci ricorda la tomba e la morte ed i nostri eroi non sono morti; non si muore quando tutto si dà alla Patria. Essi vivono e vivranno” finchè il sole risplenderà sulle sciagure umane.”, ma le verdi piante che nel loro dolce mormorio ci portano la voce degli eroi caduti. Voce che suona ammonimento per i vili, incoraggiamento per i deboli, lode per i prodi. Tutta l'Italia si trasforma in un giardino di gloria, dovunque sorgono i verdi parchi. Anche i nostri ridenti paeselli hanno consa: crato alla grandezza della Patria i loro ventitrè eroi che ora sono qui con noi: sono tornati a parlarci d'amore e di sacrificio, d'eroismo e di fede e noi siamo qui raccolti per festeggiarli, per accoglierli come meritano, per dar loro tutta la loro riconoscenza, per deporre ai loro piedi lotte, orgoglio, odi. Non ci sono alberi più profumati di questi. L'autunno ingiallirà le loro foglie, l'inferno lè coprirà di brina e di gelo; ma verrà la dolce ridente stagione ed essi rifioriranno più belli e più rigogliosi. Passandoci daccanto sentiremo l'anima dei grandi che ci parlerà e c'incoraggerà. E qui, a queste piante che saranno l'ara dove le madri, i figlioli e le spose far_ ranno forza e coraggio nelle invitabili lotte della vita, ed i vecchi ricorderanno il valore italiano, verranno i giovani a temprare il loro carattere. A noi ora il gran compito di vigilare i nostri morti. Guardate, essi sono qui avvolti nella bandiera per la quale combatterono, vinsero e morirono senza un gemito, benedicendo la gran madre comune, contenti di averle dato in olocausto i loro anni più belli. Guardateli, essi ci sor_ ridono beati; se noi abbracceremo quei tronchi fremeremo di gioia, perchè il battito del nostro cuore si fonderà ad un altro battito invisibile e potente e l'ala serena della gloria sfiorerà la nostra guancia, fugandone ogni la_ crima, ogni cruccio. E sia il suolo del ricordo sacro come il tempio della fede. La stessa ardente passione che ci lega agli eroi che ci riunisca alle piante che li ri_ cordano, che dovremo proteggere ed alimentare come la più pura lampada della vita. Essi elevandosi ogni giorno più nell'azzurro radioso del cielo italico, additano a tutti la mia luminosità dell'ideale che non conosce bassezza e per cui è bella la morte, sublime il sacrificio Insegniamo a tutti questa fioritura di bimbi che ne ricorda e che sono della Patria grande, le speranze più fulgide, che gli alberi sacri si debbano rispettare, che ad essi non una foglia bisogna staccare, e quando al_ l'ombra loro fresca e salutare le garrule voci infantili si fonderanno nel canto fatitico della vittoria, vengano i giovani ed i vecchi e i maestri, soprattutto i maestri, a riposare anchi essi alle sacre ombre e parlino ai piccoli de valore dei caduti e della grandezza italica, additan_ do ad essi gli alberi gloriosi ed i doveri che ogni cit_ tadino ha di servire la Patria con senno ed entusiasmo di difendere il simbolo della gloria sua, la bandiera dai colori fratidici della nostra ridente primavera e del nostro paese; dal Cenisio all'Etna; le nevi delle Alpi, l'aprile radioso delle valli, le fiamme dei vulcani. I colori benedetti del vessillo nostro parlino alle anime generose e gentili con le aspirazioni e gli effetti delle virtù patrie; Il bianco la fede serena delle idee che fanno divina l'anima nella costanza dei saur ; il verde la perpetua rifioritura della speranza nella forte gioventù, il rosso la passione ed il sangue dei martiri e degli eroi. E il simbolo sacro delle lotte passate del valore dei padri nostri, dell'antica grandezza, avvolga gli alberi sacri ed avrà col fascino dei suoi vivaci colori, col prestigio degli storici ricordi delle generazioni nuove ad un avvenire di pace, d'amore, di concordia, di grandezza insperata, di gloria fulgisissima. Stretti intorno agli alberi benedetti facciamo loro olocaustro Di tutto quanto in noi e di più vile e di più triste Affratellati nella commemorazione degli eroi stringiamo_ ci in corse operose per il bene della gran madre Italia, così potremo sperare nei giorni dei pericoli e delle prove l'ombra dei grandi torni e ci incori e ci guidi ancora e sempre alla vittoria ed alla gloria. Annunziata Barba
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