FESTA DEGLI ALBERI ROMA 22 NOVEMBRE 1899 CRONACA DEL MESSAGGERO
Roma, 22 novembre. La FESTA DEGLI ALBERI
ieri fuori porta San Giovanni La giornata lo non so se il ministro Baccelli abbia qualche segreto accordo con il papà Sole, certo è che, malgrado tutte le previsioni fatte, questi ieri mattina brillava limpido, benefico, in un cielo del più puro azzurro. E una massa di popolo si avviava, lieta, per la via Appia Nuova, verso il campo sul quale si sarebbe svolta la festa degli alberi, la festa geniale e educativa che il ministro Baccelli ha fatto risorgere, e che ha trovato dovunque il plauso e l ' incoraggiamento di tutti.
Via Appia Nuova anno 1870 - vista da Porta San Giovanni L' egregio uomo che presiede alle sorti della Pubblica Istruzione ha voluto ripristinare una cerimonia che ha un alto significato civile . Apostolo convinto dell' agricoltura, nella quale egli vede lo scioglimento dei varii problemi sociali, che tanto agitano la nazione, con questa festa ha voluto ricordare, alle nascenti generazioni, la grande madre terra, ed ha voluto insegnare loro ad amarla e a considerarla nel suo giusto valore, come l' amavano e consideravano i nostri padri antichi . E ieri, quando la massa imponente di giovanetti, in bell'ordine, al suono di marce marziali, con le bandiere spiegate al vento, sfilava per la via Appia Nuova, per poi volgere a sinistra sulla via Latina, io ebbi l' illusione di vedere un giovane esercito che si avviasse alla conquista del benessere, della, ricchezza, calpestando quello stesso suolo che vide partire gli avi alla conquista del mondo. Le origini della festa
Bisogna convenire che nello spazio di quattro mesi o poco più, quest'idea geniale della festa degli alberi non poteva avere un successo più grande. Questa festa degli alberi, che, come già dicemmo giorni or sono, ebbe le sue origini dall'America del Nord, fu consigliata invano per molto tempo in Italia, allo scopo di combattere le fatali conseguenze del disboschimento. L'on. Baccelli, dopo l' ottima riuscita del suo apostolato in favore del campicello, ha voluto, con una circolare del 27 giugno scorso, completare l' opera su benefica, intesa ad educare i figli del popolo all' amore dei campi . In questa circolare diceva : « Vorrei però che anche i giovinetti e le giovinette che frequentano le scuole secondarle e le normali, serbassero vivo ed operoso un culto, che è nobile contrassegno di cooperazione civile ai grandi interessi sociali. A conseguire il fine possono saviamente cooperare gli insegnanti di scienze naturali e quelli di agraria . Ma sarebbe bene che anche i Capi degli Istituti, gli altri insegnanti e gli alunni dessero insieme qualche pubblica prova del pensiero e del sentimento loro e fornissero così al popolo un esempio di gentilezza e di rettitudine . Non abbiamo noi le sterminate estensioni di terra, possedute dalle Comunità e dagli Stati d' America, che hanno sancito per legge l' Arbors' Day, ossia il giorno festivo degli alberi, in cui ogni cittadino ha l' obbligo di riconoscere, con la piantagione di un albero su pubblico terreno, che le piante sono elemento precipuo di sanità e di ricchezza . Ma ci è dato forse conseguire lo stesso fine con elementi più semplici e in più modesta maniera. Le autorità scolastiche, d'accordo con le amministrazioni comunali, coi sodalizi agrarie coi proprietari di terre, possono, appena chiusa la sessione autunnale degli esami, promovere gite campestri degli istituti secondari e normali per celebrare la festa educatrice degli alberi nella forma che i mezzi delle scuole e gli aiuti esteriori consentiranno . La festa avrà decoro unicamente dalla semplicità dell' operazione di affidare alla terra uno di quegli alberi, che sono più adatti alla silvicoltura della regione, e dalle parole che uno degli insegnanti pronunzierà per capire il significato e lo scopo della passeggiata scolastica . Confido che per la solerzia dei provveditori agli studi e dei capi degli istituti la mia proposta sarà attuata fin dall' ottobre p.v. » . Poco dopo l' On. Salandra, ministro dell' Agricoltura, inviava una circolare alle autorità dipendenti dal suo dicastero, elogiando l'iniziativa del suo collega dell' Istruzione e dando tutte le istruzioni affinché il compito fosse facilitato con tutti i mezzi alle autorità scolastiche e ai comuni . L' esito è noto, ormai . Fino ad oggi, un migliaio di comuni hanno solennizzato la festa degli alberi. E ieri, a Roma, cinquantamila persone hanno applaudito all'iniziativa del ministro Baccelli . Sotto questi auspici non vi può essere più alcun dubbio che la festa degli alberi non abbia fra noi, come in America, tradizioni popolari . Ed ora torniamo alla cronaca della giornata di ieri .
A piazza San Giovanni Alle 7 del mattino, lo sterrato dinanzi alla chiesa di San Giovanni in Laterano è popolato da molte guardie municipali e da un plotone di guardie campestri in divisa.
(1) Piazza San Giovanni - (2) Porta San Giovanni - (3) Via Appia Nuova Dopo le sette e mezza cominciano a giungere le varie scuole, tutte ordinate in plotoni, comandati da sottufficiali di tutte le armi.
Piazza San Giovanni in una fotografia del 1896 Così 5000 giovani che fanno parte del corteo si dispongono su quindici file colle spalle volte alla chiesa. Ad ordinare il corteo sta il cav. prof. Marino Jerace, coadiuvato dai signori: cav. Cervi, conte Calori, cav. Guerra, Polacco, Moscatelli, Trifi e Schiavetto, che comandano ciascuno un battaglione. La partenza del corteo Alle 8 1/4 precise, poco dopo l'arrivo della fanfara del 13º cavalleria, il corteo si mette in moto nell'ordine che già demmo ieri. Gli studenti non hanno una divisa uguale, ma molte scuole si distinguono per la forma del cappello; e molti studenti portano una margherita all'occhiello. Ammirati: il plotone dell'istituto tecnico, armato di fucile e con cappello alla lohbia ornato da una penna di faggiano; il ginnasio Torquato Tasso col berretto bianco; gli alunni dell'ospizio di Santa Maria degli Angeli. I convitti sfilano generalmente meglio delle scuole, specie il Collegio Nazionale colla bandiera inaugurata ieri l'altro, e l'istituto di Santa Maria degli Angeli, che, composto in gran parte di bambini, marciava con vera regolarità militare. Il corteo delle scuole secondarie è chiuso dai plotoni armati della regia scuola pratica di agricoltura, e della scuola popolare di ginnastica. Vengono poi alla rinfusa un gruppo di studenti universitari col solito berretto, le rappresentanze del Club alpino e della società del Tiro a segno. L'enorme corteo, lungo più di un miglio, con 22 bandiere e quattro bande impiega un quarto d'ora per uscire dalla porta San Giovanni. Lungo il percorso La via Appia Nuova è tutta cosparsa di sabbia gialla. Quasi tutte le case sono ornate di bandiere tricolori. È tutta una festa di luce e di colori. Neppure, credo, nelle giornate di corse la via è stata così animata, così gaiamente pittoresca. Tutti notano una graziosa casetta a due piani presso all'osteria della Torretta, che oltre ad un ricco sfarzo di drappi e di bandiere ha tutta la sua facciata ornata con festoni di mortella. Sull'alto vi è scritto a lettere cubitali pure di mortella intrecciata: Viva il bosco Baccelli! Al di fuori dalle osterie sono state messe delle sedie sulle quali salgono delle signore che vi stanno a lungo, senza curarsi dell'incomoda posizione, per deliziare l'occhio nello splendido e festoso spettacolo. I cinquemila giovanetti continuano la loro marcia con ordine perfetto. I loro comandanti sono qualche volta costretti ad accorrere per far cessare dei piccoli bisticci che sorgono fra gli scolari più piccoli. Basta la loro voce per richiamarli all'ordine. A Ponte Lungo un grido festoso saluta in lontananza il treno smisurato che porta sul campo della festa le scuole femminili.
Il treno, con due macchine, ornate da bandiere e festoni di lauro, in mezzo alle quali spicca la Stella d'Italia, è condotto dal capo del deposito della ferrovia cav. Luigi Cardini, ed è composto di trenta vetture che contengono circa duemila giovanette. Mentre gli alunni imboccano dalla via Appia Nuova sulla via Latina passa la carrozza dell'on. Baccelli. Il ministro lungo il percorso è stato salutato con evviva frenetici e la sua faccia bonaria è come irradiata tutta dalla gioia. Tutta la colonna degli scolari rende gli onori militari. Giungono poi nelle carrozze municipali il pro-sindaco Galluppi, gli assessori Palomba e Coltellacci, il segretario del comune comm. Valle. Indi il ministro dell'agricoltura on. Salandra, l'on. Manna, sotto segretario di Stato all'istruzione, l'on. De Amicis sottosegretario alle poste e telegrafi, il prefetto comm. Colmayer, il comm. Bacci, provveditore agli studi, l'ambasciatore d'Inghilterra lord Currie, il generale Pedotti, comandante la divisione militare, l'on. comm. Bernabei, e gli on. Menotti Garibaldi, Magliani, Santini, Pavia, Donati, Cinnati, Giuliani, la principessa di Poggio Suasa, i generali Bruti, Brusati, l'aiutante di campo del principe di Napoli, Valcamonica, ecc. Dalla stazione di fermata le giovanette, non si sa perchè, per accedere al campo della cerimonia, si vedono costrette a prendere la via dei prati, con relativi salti di fossatelli e di staccionate. Si sa poi che hanno smarrito la strada che era stata loro designata. Sul campo La via Latina corre incassata fra due leggeri rialzi di terreno.
A destra, sul rialzo che trovasi dalla parte di via Appia Nuova è stato costruito il palco reale. È tutto ornato di velluto cremisi con frangie d'oro: in fondo si stende un arazzo mitologico rappresentante una caccia di Diana.
Sulla facciata del palco si stendono festoni di fogliami intrecciati artisticamente. Ai lati sorgono due pennoni sormontati dall'aquila romana e portanti le iscrizioni: «Innamoriamo dei campi le generazioni novelle» e «Istruire quanto basta — educare quanto si può.» Davanti ai pennoni sono poi due tripodi di canna, intorno ai quali serpeggiano i tralci di due viti cariche di grappoli di uva bianca e nera. Ai lati due pennoni con corone di lauro: tutto intorno piante e fiori. Nel piazzale di fronte, tutto è pronto per la cerimonia. Gli alberelli giacciono distesi al suolo con le radici sporgenti sulle fosse; il cav. Palice, direttore dei giardini comunali, coadiuvato dai suoi dipendenti, si aggira pel campo e impartisce frettoloso degli ordini. La folla invade il campo e gli agricoltori armati di pale per la riempitura delle buche, si confondono alle eleganti signore che per l'occasione hanno indossato degli indovinatissimi costumi invernali. L'arrivo della regina Alle 9 e mezza vi erano già, sui prati che fiancheggiano la via Latina, oltre quarantamila persone, e una mezza dozzina di bande. Alle 10 precise, salutata dalla fanfara reale e da vivi applausi, giunge la regina, accompagnata dalla principessa di Napoli e dalla principessa Xenia.
In un'altra vettura di Corte sono: la marchesa Massimo, la contessa Guicciardini, il conte Guicciardini e il conte di Collegno. La sovrana indossa una ricca mantiglia di raso color lilla intenso, a pelliccia, con disegni in lustrini neri; porta una vaporosa capote con asprìt bianchi.
Gli on. Baccelli, Salandra, Manna, De Amicis, vanno ad incontrarla ai piedi della scalinata, che dalla via Latina porta alla tribuna reale. Il ministro Baccelli offre alla regina un bellissimo bouquet di fiori freschi. Subito sul palco salgono le commissioni delle alunne, che offrono altri bouquets di garofani e orchidee, veri capolavori del genere. La signorina Milanesi, figlia del commendatore Milanesi, ispettore centrale al ministero della pubblica istruzione, e alunna del terzo corso normale della scuola Vittoria Colonna , offre un bouquet di orchidee che ha uno splendido nastro, dipinto e arabescato dalla distinta insegnante di disegno della scuola stessa, signora Francesca Cocchetti. Lo stendardo in raso bianco della scuola, è portato dalle signorine Pia Ferrari, Bacci e Biancheri. Le signorine Graziella Carpi e Letizia Tebaldi offrono fiori per il ginnasio femminile; Lavini e Terribili per l'istituto di San Michele; Luisa Cavassa per la scuola Giannina Milzi ; Lellida Chistoni per il ginnasio femminile; Maria Ballesio per la scuola professionale, Ada Sapelli per la scuola tecnica, Gilda Chiari per la scuola superiore di magistero. Tutte le scuole femminili hanno lo stendardino di raso bianco. La regina ha per le gentili giovanette calde parole di ringraziamento. Il discorso dell'onorevole Baccelli Dopo l'offerta dei fiori, l'on. Baccelli così saluta la sovrana: «Graziosa regina, A Voi, che col fulgore delle vostre virtù oscurate le gemme adornatrici del diadema regale, a Voi, augusta signora, si addice riconsacrare, nella capitale del regno, il culto degli alberi, che fu salute, decoro, dovizia dei padri antichi. L'albero, colle sue radici è l'emblema del vigore, col suo tronco della fortezza, colle sue frondi dell'onore, coi suoi fiori della bellezza, coi suoi frutti dell'ubertà; e vigore e fortezza e onore e leggiadria e provvidenza, sono attributi della stirpe sabauda. La raccolta di giovinetti, che vi fanno amorosa corona, apprendano dal vostro patrocinio il valore recondito della festa e nell'unanime consentimento di tutte le regioni d'Italia, riconoscano, in questa opera egregia, un'alta benedizione di Dio.»
Discorso Originale Stampato
Sono pochi i fortunati che ascoltano questo bellissimo e breve discorso. Quasi subito la cornetta di un caporale dei bersaglieri squilla l' attenti , poi l' avanti e il coro del maestro Vessella s'innalza solennemente, cantato dalle voci fresche e giovanili che circondano l'altura sulla quale fra poco sorgeranno gli alberi. Tutti sono conquistati dalla imponenza e dalla vigoria strumentale di questo inno. La regina vuole che le siano presentati il prof. Mantica e il maestro Vessella e si congratula vivamente con loro. La piantagione degli alberi e lo sfilamento La parte più interessante del programma, cioè la piantagione degli alberi, non può essere svolta con la solennità dovuta. Tuttavia 500 alberi vengono drizzati nel giro di un quarto d'ora. Dopo che gli studenti hanno gettato la terra in poche buche, la folla invade il campo per salutare ancora una volta la regina e le principesse che discendono la scala per salire in carrozza ed assistere allo sfilamento delle scuole che dura oltre un'ora e mezza. Durante questo tempo il ministro Baccelli, chiamato dalla regina, si trattenne presso lo sportello della vettura reale scambiando qualche parola con la sovrana, che sorridendo gli comunicava le grate impressioni della geniale e riuscitissima festa. Aprono il corteo il concerto municipale e quello dei carabinieri che fusi insieme suonano la marcia reale. Le scuole sfilano, molte con ordine militare, altre alquanto disordinate. Al comando del capo plotone invece di volgere la testa dalla parte della regina, gli alunni si tolgono il cappello e gridano degli evviva. I più ordinati di tutti sono i piccoli, che obbediscono al comando e marciano a cadenza. Qualche volta il lungo corteo è interrotto da ondate di folla, ma subito si ricompone. Anche le alunne sfilano in parte, poi fanno ala al passaggio della sovrana. Alcuni giovanotti al passaggio delle giovinette delle varie scuole si permettono un chiasso poco opportuno e qualche frase azzardata e di chiudere, qualche volta, la strada per disordinarle. Fra tutta l'ala formata dai giovinetti e dalle fanciulle la regina abbandona il campo, fatta segno a nuove salve di applausi. Quando poi finiti i cordoni la carrozza può procedere liberamente, si forma una schiera di ciclisti, che scorta la sovrana verso la porta S. Giovanni. Il ritorno Intanto si richiudono le file e si cerca di riordinare il corteo per il ritorno, ma stante la folla enorme e l'ingombro delle vetture, procede un po' sbandato, fino al principio di via Merulana. Lì, con una sosta, si può riunire, e con il concerto dei carabinieri alla testa si procede verso piazza delle Terme. Per aprire il passo tra la folla che accorre al suono delle bande, v'erano tre bersaglieri della compagnia ciclisti. Così in bellissimo ordine tra due ale fitte di gente che applaude le squadre che marciavano meglio, il corteo, per Santa Maria Maggiore, via Cavour, piazzale della Stazione, giunge a piazza delle Terme, da dove ciascuna scuola si dirige alla propria residenza, e all'una precisa i tre concerti militari che si sono fermati a suonare davanti alla grande fontana, se ne vanno, e la piazza in breve riprende il suo aspetto normale. Note e incidenti Cinquanta piante di gelso furono offerte dal prof. Emilio Broglio dell'istituto agricolo romano, per la diffusione della gelsicoltura. Quest'istituto con gentile pensiero anche quest'anno darà gratuitamente le piante dei gelsi che occorrono a tutti i campicelli che si andranno ad impiantare nella provincia di Roma. Tale distribuzione avrà luogo dal 1° del prossimo dicembre a tutto il marzo 1900. Gli studenti della scuola d'applicazione degli ingegneri giunti in ritardo, sebbene accompagnati dai loro professori, non poterono passare se non quando questi ultimi poterono ottenere uno speciale permesso dalla commissione.
( Fotografia estratta da : Vincenzo Cazzato - Parchi della Rimembranza e Luoghi della Memoria ) Veramente artistico è il biglietto che fu distribuito agl'invitati delle tribune. Nella parte superiore di esso è riprodotto il tratto della via Appia nuova, poco al di là dell'Acqua Santa, che ha per sfondo il monumentale acquedotto Claudio. Sotto l'incisione, in latino, si legge la seguente iscrizione: « Il 21 novembre 1899, in nome del re Umberto I, Guido Baccelli, ministro della pubblica istruzione, dopo aver già ordinato che si impartisca ai fanciulli l'istruzione agraria, perché per il futuro una nuova e buona speranza possa risplendere; con gli auspici e alla presenza dell'augusta regina Margherita, nel campo delle tombe della via Latina fece piantare 500 alberi dalle schiere degli alunni di ambo i sessi delle scuole urbane. »
( una fotografia d' epoca dei luoghi della Festa degli Alberi ) Al ritorno a ponte lungo un uomo con una bambina in braccio fece da questa porgere una istanza alla regina. Nell'avanzare, la bambina che dava alla regina l'istanza, rimase nella carrozza. Il gentiluomo richiese la bambina, e qualcuno che poi si seppe essere Enrico Gambardella di anni 31 da Napoli colla figliuetta Emanuela di 4 anni e mezzo. Egli abita in via Principe Amedeo, 221, interno 2, colla moglie Anna Barbara di anni 28 da Napoli e un'altra figlia di anni 7 e mezzo. I carabinieri lo fermarono e lo portarono alla stazione di fuori porta San Giovanni e di qui all'ufficio di pubblica sicurezza. La regina appena rientrata diede ordine di interessarsi di lui. Il Gambardella aveva fatto istanza perché da lungo tempo disoccupato e nella miseria. Oltre duecento ciclisti attorniarono la carrozza della regina al ritorno e l'accompagnarono in silenzio per tutta la strada. Solo in qualche punto ove pel dislivello e per l'acqua gettata riusciva pericoloso passare, le grida di avviso pel pericolo date da quella massa facevano una confusione indescrivibile. In via Appia Nuova il bracciante Luigi Sirrata d'anni 48 da Santa Maria di Capua, abitante in via Porta San Lorenzo, preso in mezzo da quella folla di velocipedisti, rimase investito e riportò una distorsione al polso destro. La guardia Salvatore De Maria l'accompagnò a medicarsi a Sant'Antonio dove lo giudicarono guaribile in 10 giorni.
PORTA SAN GIOVANNI 1870 Arthur Dexter
Fotografia Google Maps 2026 Al ritorno, presso la porta San Giovanni, gli studenti misero in mezzo a loro il dottore Lodorigida e lo acclamarono con una quantità di grida e lo accompagnarono per un buon tratto facendolo oggetto degli scherzi più svariati. Il dottore però, con quello spirito che lo distingue, non se l'ebbe a male, anzi sorridendo ringraziò sempre finché a quelli piacque di lasciarlo in pace. A porta San Giovanni, perché indicato dai cittadini venne arrestato, durante il ritorno, il muratore Giuseppe Salvati d'anni 24 romano, abitante in via San Giovanni in Laterano n. 48. Dicevano che aveva tentato borseggiare una signora. Fu trattenuto perché sorvegliato speciale. Le scuole femminili furono ordinate sul piazzale della festa dalle signore Baumann, Galli, Fazzini e Avitable. Molto pubblico si è lamentato del rigore usato nel tenere lontani dal campo della festa gli accorsi per assistervi, e giustamente osservava che lo spazio non era certo insufficiente per contenerli. Tranne gli inevitabili incidenti di nessun conto, dato l'immenso concorso della popolazione, il servizio di P. S., egregiamente diretto dal commissario capo cav. Bonerba è stato superiore ad ogni elogio. Il telegramma del ministro Un altro inno ? L'on. Baccelli ha indirizzato al maestro cav. Vessella il seguente telegramma: « Il suo inno ha ridestato nei cuori tutta la recondita poesia della festa degli alberi. « Grazie. « Ministro Corre voce che il municipio voglia per proprio conto organizzare un'altra festa degli alberi, alla quale interverrebbero gli alunni delle scuole elementari e che per la circostanza si vorrebbe far scrivere un nuovo inno. Noi mettiamo in quarantena l'ultima parte
ESTRATTO DAL MUSEO DELLA DIDATTICA DEL COMUNE DI ROMA
Facciata del Sepolcro Baccelli con iscrizione ( fonte I Viaggi di Raffaella https://iviaggidiraffaella.blogspot.com - anno 2018 ) Di questo sepolcro a tempietto con decorazioni in laterizio policromo rimane oggi solo la facciata, perché il resto crollò nel 1959. Questo sepolcro del II secolo d.C. prende il nome dal ministro della Pubblica Istruzione Guido Baccelli che adibì a parco pubblico l'area archeologica. PIO IX PONTIFICI MAXIMO
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