ITALIA _MONUMENTO _AL _MILITE _IGNOTOIL VITTORIANO
Nato Come Monumento in onore del Primo Re d' Italia Vittorio Emanuele II IL 4 Novembre 1921 diventerà il monumento al Milite Ignoto
IL CONCORSO DEL 1908 Fra molte incertezze, la decorazione del futuro Altare della Patria prende il via Nel giugno 1908, quando la direzione artistica del Vittoriano era ormai affidata al triumvirato di architetti costituito da Gaetano Koch (1849-1910), Manfredo Manfredi (1859 - 1927) e Pio Piacentini (1846 -1928), uscì il concorso per la decorazione scultorea della zona centrale del Vittoriano. Nonostante le precise volontà di Sacconi, il dibattito sulla sua funzione di Altare della Patria e i soggetti da realizzarvi era proseguito, quasi sempre accompagnato da polemiche.
Gli architetti Koch, Piacentini e Manfredi, ai quali fu affidata la direzione artistica del Vittoriano in seguito alla morte nel 1905 di Giuseppe Sacconi Il bando di concorso riflette appieno questo clima di incertezza: limitandosi a indicare la zona centrale come “sotto-basamento della statua equestre del re”, il testo lasciava una sostanziale libertà di scelta fra l'opzione storica e l'opzione allegorica. I partecipanti potevano decidere se raffigurare la breccia di Porta Pia e il plebiscito di Roma, i precursori del Risorgimento Italiano oppure una qualsiasi raffigurazione corrispondente ispirata al significato civile e politico del Monumento.
Lo stato di avanzamento dei lavori di costruzione del Vittoriano nel 1906
La vittoria di Angelo Zanelli Grazie a un plebiscito un giovane artista bresciano riesce a imporsi su venticinque colleghi ben più noti I partecipanti al concorso Al concorso per la decorazione del futuro Altare della Patria presero parte ventisei artisti, tutti come da bando rigorosamente italiani. In alcune circostanze, si pensi a Lodovico Pogliaghi (1857-1950) o a Ettore Ximenes (1855-1926), si trattava di personalità già famose, abituate alle gare pubbliche e ai meccanismi di selezione e, per giunta già attivi al Vittoriano . Su tali basi, Ximenes presentò tre bozzetti, uno per ciascuno dei temi proposti nel bando. Nel dicembre 1908 la palazzina dei Reali Carabinieri, sul Lungotevere Flaminio, accolse l'esposizione dei ventotto bozzetti, compresi i tre di Ximenes.
Lo scultore Ettore Ximenes in posa nel suo studio
Modellino in bronzo de Il Diritto di Ettore Ximenes, già elaborato per il gruppo scultoreo nella prima balaustra del Vittoriano
Ritratto dello scultore Lodovico Pogliaghi, conservato presso la Casa Museo Lodovico Pogliaghi a Sacro Monte di Varese
Modellino in bronzo de La Concordia di Lodovico Pogliaghi, già elaborato per il gruppo scultoreo nella prima balaustra del Vittoriano, oggi conservato nell'atelier della Casa Museo Lodovico Pogliaghi Il primo verdetto, emesso dalla sottocommissione artistica Nel gennaio 1909 la Commissione Reale per il Monumento a Vittorio Emanuele II, presieduta dal Ministro dei Lavori Pubblici Pietro Bertolini (1859-1920), si riunì per decretare il vincitore. Essa era coadiuvata dalla sottocommissione artistica, con a capo il senatore Gaspare Finali (1829-1914) e composta da alcuni celebri architetti e scultori, da Ernesto Basile (1852-1932), Cesare Maccari (1840-1919), Gaetano Koch, Manfredo Manfredi e Pio Piacentini a Domenico Trentacoste (1859-1933). La sottocommissione, dopo avere selezionato i bozzetti di Angelo Zanelli (1879-1942), Arturo Dazzi (1881-1906), Antonio Ugo (1870-1950) e dello stesso Pogliaghi, si espresse unanimemente a favore del primo. Ma chi era Angelo Zanelli ?
Ritratto dello scultore Angelo Zanelli nel 1935 Quando partecipò al concorso Angelo Zanelli (1879-1942) aveva circa trent'anni. Originario della provincia di Brescia, Zanelli si era formato a Firenze, presso l'Accademia di Belle Arti, dove aveva seguito le lezioni di Augusto Rivalta (1837-1925). Un pensionato accademico gli aveva consentito di spostarsi nel 1903 a Roma, da allora sua residenza stabile, dove il suo linguaggio accademico si era evoluto in chiave Liberty e simbolista. Il primo successo era giunto nel 1906, anno del Monumento al ministro Giuseppe Zanardelli , installato sul Lungolago di Salò.
Monumento a Giuseppe Zanardelli Via XX settembre a Brescia Fotografia di Wolfgang Moroder La vittoria del concorso per il Vittoriano lo avrebbe lanciato nell'Olimpo dei grandi: da allora Zanelli avrebbe ottenuto commissioni di grande spicco, dal Mausoleo del generale J osé Gervasio Artigas per Montevideo al gruppo di sculture monumentali per il Campidoglio de L'Avana a Cuba, inclusa la Statua della Repubblica .
La statua de La Repubblica dello scultore Angelo Zanelli per il Campidoglio de L'Avana a Cuba Il bozzetto di Angelo Zanelli Dei tre temi proposti nel bando di concorso Zanelli scelse l'ultimo, quello che gli lasciava la maggiore libertà. Ai lati de La Dea Roma l'artista rappresentò a destra L'amor patrio che combatte e vince , un lungo corteo formato da figure di estrazione mitologica e paganeggiante; sinistra Il lavoro che edifica e feconda , un secondo corteo dove le attività dell'agricoltura si alternano a quelle dell'industria.
Bozzetto de La Dea Roma di Angelo Zanelli
Il Trionfo dell'Amor Patrio o l' Amor Patrio che combatte e vince Zanelli denuncia qui un rinvio ai trionfi romani di età classica, in particolare ai due rilievi all'interno dell'Arco di Tito, ma riletti e filtrati attraverso un lessico moderno, debitore alla matrice simbolista di Leonardo Bistolfi . Ne La Dea Roma , successiva di qualche anno, l'artista avrebbe modulato questo linguaggio di base e assunse declinazioni prossime alla Secessione Viennese e all'arte di Gustav Klimt. Il supplemento di concorso La Commissione Reale, al contrario della sottocommissione artistica, non si trovò concorde sul nome di Angelo Zanelli: tre componenti – lo scultore Giulio Monteverde (1837-1917), l'architetto Alfredo d'Andrade (1839-1915) e lo storico dell'arte Corrado Ricci (1858-1934), al tempo direttore generale delle Antichità e Belle Arti – preferirono astenersi. In tal modo i due organi incaricati di dirigere i lavori del Vittoriano entrarono in conflitto.
Lo scultore Angelo Zanelli nel suo studio a lavoro sul bozzetto preparatorio, in una fotografia di Mario Nunes Vais
Bozzetto provvisorio in gesso dello scultore Angelo Zanelli
Bozzetto provvisorio in gesso dello scultore Angelo Zanelli Per comporre la questione si stabilì che i due artisti maggiormente apprezzati, lo stesso Zanelli e Arturo Dazzi sviluppassero i loro bozzetti a grandezza naturale e li consegnassero il 10 novembre 1910, per esporli a turno al pubblico nel 1911, in occasione del cinquantesimo dell'Unità d'Italia. La decisione finale sarebbe toccata al pubblico. Come in molte altre circostanze nel lungo cammino della storia dell'arte italiana, i portavoce di due linguaggi differenti si sfidarono in una sorta di duello: da un lato ecco perciò Dazzi, portavoce della corrente storicistico-verista, dall'altro Zanelli, campione della simbolista.
Lo scultore Arturo Dazzi nel suo studio
Bozzetto provvisorio in gesso dello scultore Arturo Dazzi Una corsa contro il tempo Sia Dazzi che Zanelli a quel punto avevano a disposizione soltanto pochi mesi per tradurre i rispettivi bozzetti, alti meno di 50 centimetri, in modelli a grandezza naturale di circa tre metri. Zanelli vi riuscì facendo ricorso a una squadra di collaboratori e a una macchina costituita da un sistema di squadre centimetrate, detta pantografo. Questo sistema, figlio dei metodi di lavoro caratteristici della rivoluzione industriale e noto da tempo in Francia, gli consentì di consegnare il modello definitivo in cinque mesi, dal luglio al 30 novembre 1910.
Lo scultore Angelo Zanelli (al centro, in tuta chiara da lavoro) con alcuni collaboratori e visitatori nel cantiere dove furono realizzare le monumentali sculture La vittoria definitiva Il 4 giugno 1911, in occasione della cerimonia per il cinquantenario dell'Unità d'Italia, Zanelli e Dazzi si contesero la palma del vincitore. Il primo modello posto in opera apparteneva a Zanelli; a distanza di un paio di settimane toccò a quello di Dazzi. La gara, ricorda la storica dell'arte Rossana Bossaglia, scatenò le passioni dell'opinione pubblica come un'impresa sportiva, anche grazie al concorso della stampa.
Inaugurazione del Monumento a Vittorio Emanuele II o Vittoriano il 4 giugno 1911 Dopo qualche mese il giudizio si orientò in favore di Zanelli, ricalcando quanto era già emerso in seno alla sottocommissione artistica del Vittoriano. Su tali basi il 1° dicembre 1911 la Commissione Reale decretò all'unanimità la vittoria dello scultore bresciano.
Lo scultore Angelo Zanelli, ottenuta la vittoria definitiva, a lavoro sul fregio per l'Altare della Patria
Una lunga gestazione Ottenuta la vittoria Zanelli avrebbe impiegato oltre quattordici anni per portare a termine la decorazione dell'Altare della Patria Il problema de La Dea Roma Zanelli, firmata nel 1913 una specifica convenzione, concluse il modello definitivo del fregio dell'Altare della Patria nell'aprile 1915. A quell'altezza mancava un solo elemento: La Dea Roma . In linea con quanto stabilito a suo tempo da Giuseppe Sacconi, la sottocommissione pensava a una figura femminile seduta, mentre l'artista si era intestardito nel volerla in piedi.
Lo scultore Angelo Zanelli in posa con un primo modello in gesso de La Dea Rom a per l'Altare della Patria, in una fotografia di Mario Nunes Vais Un secondo stallo riguardava il materiale della statua: per renderla più preziosa a un certo punto si era pensato anche di realizzarla in marmo della Calacata Crestola, una variante pregiata del Carrara, con finiture in porfido rosso e in oro. Nel giugno 1916 l'artista realizzò così un bozzetto con La Dea Roma in marmi policromi assisa su un trono.
Modellino in bronzo de La Dea Roma di Angelo Zanelli La conclusione del lavoro Dopo la firma del contratto per l'esecuzione in pietra del fregio nel settembre 1917, Zanelli consegnò nell'agosto 1919 la porzione destra, raffigurante L'amor patrio . Il risultato sciolse le residue perplessità della sottocommissione, che nel dicembre dello stesso 1919, spinta da Giulio Aristide Sartorio (1860-1932), acconsentì alla richiesta di eseguire La Dea Roma in piedi. Quanto al materiale, i costi troppo elevati del marmo di Carrara fecero propendere per il botticino.
Modello de La Dea Roma presentato da Angelo Zanelli Zanelli siglò il contratto per la statua centrale nel 1922 e ne presentò il modello definitivo nel 1923. L'anno seguente, una volta posto in opera il fregio di sinistra, con Il lavoro che edifica e feconda , ed eseguiti gli ultimi dettagli de La Dea , ovvero l'asta e la statuetta de La Vittoria , il complesso poteva dirsi concluso: l'inaugurazione si tenne nell'aprile del 1925.
La Dea Roma con il fregio dell'Altare della Patria, su modello di Zanelli
L'invenzione del Milite Ignoto L'Altare della Patria accoglie la Tomba del Milite Ignoto L'Italia, ispirandosi all' idea dell' Inglese e a quella Francese, fece propria la stessa idea nel 1920 grazie al colonnello Giulio Douhet (1869-1930) L'Altare della Patria è noto anche e per certi versi soprattutto per la presenza al suo interno della Tomba del Milite Ignoto . Con questa espressione si suole indicare un soldato italiano morto nella Prima guerra mondiale che era rimasto privo d'identificazione.
L'idea era sorta già nel corso del conflitto: l'Inghilterra affisse nell'Abbazia di Westminster una lapide per commemorare lo “unknown soldier”, la Francia una seconda nell'Arco di Trionfo a Parigi per il “soldat inconnu”. L'Italia fece propria la stessa idea nel 1920 grazie al colonnello Giulio Douhet (1869-1930).
Colonnello Giulio Douhet Ritratto del colonnello Giulio Douhet, che propose di erigere un monumento in onore dell'eroismo collettivo ed associare tale memoria con la tumulazione di un soldato sconosciuto
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