ITALIA _MONUMENTO _AL _MILITE _IGNOTO

IL VITTORIANO

Nato Come Monumento in onore del Primo Re d' Italia Vittorio Emanuele II

diventerà nel 1921 il monumento al Milite Ignoto

 

 

IL MONUMENTO AL MILITE IGNOTO

Concepito da Giuseppe Sacconi e decorato dallo scultore Angelo Zanelli,

l'Altare della Patria accolse il 4 Novembre del 1921 la Tomba del Milite Ignoto

( Fonte Sito Ufficiale Del Vittoriano )

L'invenzione del Milite Ignoto

L'Altare della Patria accoglie la Tomba del Milite Ignoto

Il culto del Milite Ignoto risulta estremamente diffuso a livello internazionale: esso rappresentò una risposta che diverse nazioni fornirono alle perdite umane subite durante la Grande Guerra. L'idea era sorta già nel corso del conflitto: l'Inghilterra affisse nell'Abbazia di Westminster una lapide per commemorare lo “unknown soldier”, la Francia una seconda nell'Arco di Trionfo a Parigi per il “soldat inconnu”.

L'Italia fece propria la stessa idea nel 1920 grazie al colonnello Giulio Douhet (1869-1930).

Colonnello Giulio Douhet (1869-1930)

Agosto 1920. Il colonnello Giulio Douhet, fondatore dell'Unione Nazionale Ufficiali e Soldati, propone di tributare solenni onori alla salma di un soldato che rappresenti «il figlio e il fratello di tutti coloro che morirono per difendere la Patria». È il simbolo del lutto e del sacrificio collettivo sostenuto dalla nazione. Il dibattito si traduce quindi in una proposta di legge presentata al parlamento il 28 luglio 1921 da Cesare Maria De Vecchi, deputato ex combattente e pluridecorato. Si delibera di seppellire il 4 novembre, anniversario della vittoria, la salma di un soldato sconosciuto all'Altare della Patria. La legge è approvata a tempo di record. Il 5 agosto passa alla Camera, il 10 al Senato, i contrari sono appena 35 e l'11 agosto è promulgata.

 

FOTOGRAFIA ORIGINALE 1921

 

 

La guardia d'onore alla Tomba del Milite Ignoto all'Altare della Patria (Vittoriano) a Roma è assicurata 24 ore su 24 da due militari armati appartenenti a turni rotativi delle Forze Armate italiane

Durata del turno: Ogni turno di guardia dura un'ora , seguito da quattro ore di riposo.

L'area è considerata zona militare

i soldati sono armati con munizioni effettive per compiti di difesa e sicurezza del monumento

La cerimonia di tumulazione del Milite Ignoto

L'Altare della Patria diventa il monumento sepolcrale della Nazione

Nel 1921 si stabilì che il Milite Ignoto riposasse nel Vittoriano, presso l'Altare della Patria. “La tomba dell'oscuro soldato – scrisse nella circostanza il senatore Antonio Fradeletto – doveva essere immediatamente in vista, illuminata dal sole di Roma, a perenne contatto col popolo”. 

Il trasporto del monolite del Milite Ignoto

La tumulazione rappresentò il momento culminante di una cerimonia piuttosto complessa. Nei mesi precedenti una commissione aveva percorso i fronti principali del conflitto e selezionato undici salme di soldati sconosciuti. Deposte all'interno di altrettante bare, l'una rigorosamente uguale all'altra, le salme erano confluite a Gorizia e poi nella Basilica di Aquileia, affinché ne fosse scelta una, da destinare poi a Roma.

INIZIO DELLA STORIA

Prologo

Luigi Gasparotto, Ministro della Guerra, volontario che si è guadagnato ben tre Medaglie al Valore, si prodiga totalmente per renderla operativa. Dispone pertanto che una speciale commissione militare ricerchi e riesumi undici salme di soldati italiani ignoti, una per ogni settore avanzato degli undici campi di battaglia lungo i circa 700 chilometri dell'ex fronte italiano. Si cerca anche fra i caduti della Regia Marina includendo le zone da Castagnevizza all'Adriatico. Le istruzioni sono chiare: esumare solo corpi da tombe isolate o, qualora impossibile, da cimiteri di guerra; non ci deve essere nessun elemento identificativo nei corpi che possa ricondurre al reparto di appartenenza o all'identità del caduto. La commissione, comandata dal generale Giuseppe Paolini, è composta da uomini scelti tra i più decorati, come il tenente Augusto Tognasso, pluridecorato e invalido di guerra che ha riportato ben 36 ferite. Il suo diario, scritto durante le ricerche, diventerà poi il libro "Ignoto Militi".

Il compito degli uomini di Paolini è straziante: tornare nei luoghi dove sono scampati alla morte per cercare un compagno caduto fra tanti altri. Tutti loro giurano solennemente di non rivelare mai il luogo preciso di provenienza delle salme. Dal 3 al 27 ottobre la commissione batte la zona di Rovereto, i monti Pasubio, Ortigara e Grappa, le zone di Conegliano, Cortina e Caposile, i monti Rombon, San Marco, Ermada e poi Castagnevizza. Da alcuni cimiteri di guerra vicino alle trincee si riesumano alcune salme da tombe di soldati ignoti. Nei pressi di Asiago, mentre si avviano verso il paese con la salma appena recuperata, un gruppo di donne sbarra il passo gridando: «Nessuno ha il diritto di asportare quelle reliquie da quei luoghi – come annota Tognasso nel suo diario –, quei fanti sono morti per difendere le nostre case e i nostri bambini».

Paolini media e si concorda che siano gli ex combattenti del posto a portare a spalla la salma.

La Storia inizia ad Aquileia

Giunte ad Aquileia, le bare, identiche per forma e dimensione, sono allineate ai lati dell'altare.

 

La Basilica di Aquileia nel giorno della cerimonia

 

Le undici salme non identificabili dei caduti ignoti posizionate nella Basilica

 

Le undici salme non identificabili dei caduti ignoti posizionate nella Basilica

Nessuno deve riconoscere il luogo di esumazione; nemmeno i componenti la commissione. Questi, infatti, conoscendo le bare potrebbero magari notare una particolare venatura nel legno o la posizione dei chiodi che farebbe risalire al luogo di esumazione del caduto. Tognasso dunque dispone di cambiare la posizione delle casse ad ogni cambio di guardia.

IL Re Vittorio Emanuele nella Basilica di Aquileia

A scegliere la salma da tumulare a Roma è una madre, in rappresentanza di tutte le madri d'Italia, indicata da un'apposita commissione. La selezione però non è semplice. Numerose sono le storie di madri che hanno perso un figlio. Come Anna Visentini Feruglio, madre di due caduti di cui uno disperso, oppure una madre poverissima che pur di cercare il corpo del figlio va a piedi da Livorno a Udine. Un'altra assiste invece a 150 esumazioni sperando di identificare i resti del proprio ragazzo. Alla fine, la scelta ricade su Maria Bergamas, di Gradisca d'Isonzo. È la madre di Antonio Bergamas, un fervente irredentista che nel 1915 diserta l'esercito austriaco arruolandosi volontario in quello italiano col nome fittizio di Antonio Bontempelli.

Maria Bergamas, la donna triestina che scelse la salma del caduto italiano

La scelta toccò a Maria Bergamas, una donna di umili condizioni che incarnò un alto significato simbolico. Maria era innanzitutto originaria di Trieste, uno dei principali centri dell'irredentismo italiano, cioè del movimento volto a porre sotto il governo di Roma territori italiani per lingua e cultura, fra cui Trento e appunto Trieste. C'è dell'altro. Nel corso della guerra Maria Bergamas aveva perduto il figlio Antonio, fra i pochi triestini ad aver disertato l'esercito austriaco e abbracciato per amor di patria l'italiano. 

Maria è stata la donna italiana che fu scelta in rappresentanza di tutte le madri italiane che avevano perso un figlio durante la Prima guerra mondiale, del quale non erano state restituite le spoglie.

Maria Bergamas visse a Trieste, dove si era trasferita in gioventù, e dove risiedeva allo scoppio della Grande guerra.

Al tempo, sia Gradisca d'Isonzo sia Trieste erano parte integrante dell'impero austro-ungarico, perciò suo figlio Antonio fu arruolato nell'esercito austriaco. Nel 1916 Antonio disertò, fuggì in Italia e si arruolò volontario nel 137º reggimento di fanteria della Brigata Barletta con il nome di Antonio Bontempelli, una falsa identità imposta dal Regio Esercito per accogliere tra le sue file gli irredentisti. Mentre guidava l'attacco del suo plotone, durante un combattimento alle falde del monte Cimone di Tonezza, il 16 giugno 1916, Antonio fu raggiunto e ucciso da una raffica di mitraglia. Al termine della battaglia, nelle sue tasche fu trovato un biglietto nel quale si pregava di avvisare dell'avvenuta morte il sindaco di San Giovanni di Manzano, l'unica persona al corrente della sua reale identità. La salma di Antonio Bergamas fu dunque riconosciuta e sepolta assieme agli altri caduti nel cimitero di guerra di Marcesina sull'Altipiano dei Sette Comuni.

Tuttavia, a seguito di un violento bombardamento che distrusse il cimitero, Bergamas e i compagni periti con lui risultarono ufficialmente dispersi.

La mattina del 28 ottobre 1921, ad Aquileia, le bare sono benedette con l'acqua del fiume Timavo; quindi, Maria Bergamas cammina dinanzi ai feretri. «Lasciata sola parve per un momento smarrita, teneva una mano stretta al cuore, mentre con l'altra stringeva nervosamente le guance», racconta Tognasso.

Il feretro del Milite Ignoto durante la cerimonia nella Basilica di Aquileia, prima della partenza per Roma

Giunta di fronte alla penultima bara grida il nome del figlio prima di «cadere prostrata in ginocchio abbracciando con passione quel feretro. Il rito era compiuto». Fuori la banda della Brigata Sassari, l'unica brigata dell'esercito decorata di due medaglie d'oro nella stessa campagna di guerra, intona La Leggenda del Piave.

 

Il convoglio con il feretro del Milite Ignoto posto sull'affusto di un cannone e trasportato per un lungo viaggio verso la capitale che durò cinque giorni con 120 fermate

Stazione di Aquileia, 29 ottobre 1921. La bara del Milite Ignoto è posta sull'affusto di un cannone su di un carro appositamente progettato. Un gruppo di ferrovieri, tutti decorati al valor militare, conduce lo speciale convoglio verso Roma.

La partenza del convoglio con il feretro del Milite Ignoto, trasportato verso la capitale sulla linea ferroviaria Aquileia-Venezia-Bologna-Firenze-Roma

La partenza del convoglio con il feretro del Milite Ignoto

 

La partenza del convoglio con il feretro del Milite Ignoto

DURANTE IL VIAGGIO DELLA SALMA DEL MILITE IGNOTO

 

Foto Archivio Storico Luce ritrae a sinistra Fanti del Regio Esercito Italiano mentre sfilano il 4 novembre 1921

 

VIENE DECRETATO UN MINUTO DI SILENZIO IN TUTTA L' ITALIA DURANTE LA SEPOLTURA

 

La Cerimonia del 4 Novembre 1921

 

Foto Archivio Storico Luce ritrae il Re Vittorio Emanuele e Margherita di Savoia mentre salgono la scalinata del Vittoriano il 4 novembre 1921

PROLOGO

CORRIERE DELLA SERA 9 LUGLIO 1978

 

IL Presidente della repubblica Sandro Pertini, appena eletto si reca a rendere omaggio al Milite Ignoto sull' Altare della Patria

IL VITTORIANO FU INAUGURATO 4 Giugno 1911

 

ALTARE DELLA PATRIA

29 Gennaio 1986

LA RICHIESTA DI DEMOLIZIONE

MODERNITA' _OPPURE _DEFASCISTIZZAZIONE_ MASCHERATA_ ?

IL MESSAGGERO 29 GENNAIO 1986

 

(n.d.r)

Non siamo riusciti a trovare la notizia riportata dal Messaggero in merito alla

" Tinteggiatura richiesta da Mussolini "

sarà vero ?

Oppure è uno dei tanti " sentito dire " giornalistici ?

Nell'articolo si legge che Mussolini aveva chiesto all' Architetto Piacentini di utilizzare del Travertino ma non di dipingere il Vittoriano !

 

Fonte sito Ufficiale Istituzionale del Vitoriano

Veduta del Vittoriano a metà del XX° secolo

L'Altare della Patria oggi, patrimonio di una “Italia unita, indipendente, libera e democratica”

La sfortuna del monumento nel dopoguerra e il suo recupero grazie alla Presidenza della Repubblica 

Dalla condanna al processo

Con la caduta di Mussolini , in molti identificarono l'Altare della Patria con il regime fascista e lo sottoposero insieme al Vittoriano a una  damnatio memoriae . Ancora nel 1983 questo sostanziale distacco dal monumento o, per essere più precisi, dalla sua interpretazione in termini esclusivamente retorici trovò un interprete in Roberto Benigni, che nel film  Tu mi turbi  la ribaltò in chiave ironica e surreale. A tre anni di distanza, nel 1986, l'adiacente  Palazzo Venezia  accolse una sorta di ‘processo' all'Altare della Patria, con la prospettiva di distruggerlo.

L'architetto Bruno Zevi fu tra i banchi d'accusa ad un curioso "processo" al Vittoriano, tenutosi a Palazzo Venezia nel 1986, che aveva come obiettivo la sua demolizione 

La nuova lettura di Carlo Azeglio Ciampi

Per un deciso cambiamento si dovette attendere l'opera di pacificazione nazionale portata avanti dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi (1999-2006) e dai suoi successori. Da allora l'Altare della Patria ha recuperato la centralità nella vita del Paese, sottolineata dalle deposizioni di corone di alloro dei Capi di Stato stranieri in visita ufficiale e dei Presidenti della Repubblica nel ricorrere del 25 aprile, del 2 giugno e del 4 novembre.

Il Presidente Carlo Azeglio Ciampi in occasione della deposizione di una corona d'alloro sulla Tomba del Milite Ignoto, per la Festa Nazionale della Repubblica il 2 giugno 1999

Un'immagine iconica

25 aprile 2020: nel pieno dell'emergenza pandemica, il  Presidente Sergio Mattarella  depone una corona di alloro sull'Altare della Patria per celebrare la festa della Liberazione dal regime fascista. Le immagini del Presidente solitario, protetto dalla mascherina anti-Covid, assumono un valore iconico. A distanza di qualche mese, lo stesso Sergio Mattarella nella cerimonia del 4 novembre 2021 ha sintetizzato il legame del Paese con l'Altare della Patria e il Milite Ignoto: “Il pensiero va a quanti hanno sofferto, sino all'estremo sacrificio, per lasciare alle giovani generazioni un'Italia unita, indipendente, libera e democratica (…). La loro memoria rappresenta il più profondo e sincero stimolo ad adempiere ai doveri di cittadini italiani ed europei”. 

Il Presidente Sergio Mattarella in occasione della deposizione di una corona d'alloro sulla Tomba del Milite Ignoto, nella ricorrenza del 75° anniversario della Liberazione