ALBERO GENEALOGICO ANNUNZIATA BARBA

Annunziata Barba in una foto che la ritrae intorno al 1940

 

15 Settembre 1900

Nasce Annunziata Barba

23 anni dopo la sua nascita terrà proprio in questo parco, posto di fronte alla sua abitazione, il famoso discorso inaugurale per questo " Parco della Rimembranza "

( Foto-Cartolina Originale 1940 Ediz. Francesco Amendola )

 

ATTO DI NASCITA ANNUNZIATA BARBA

L' Anno 1900 addì 19 di settembre a ore ante meridiane otto, nella Casa comunale Avanti a me Pasquale Sammartino delegato dal sindaco con atto del ventidue dicembre 1899.

Uffiziale dello Stato Civile del Comune secondo ufficio di Lanzara, è comparso Barba Andrea di anni 31. possidente, domiciliato in Casalnuovo il quale ha dichiarato che alle ore pomeridiane una del dì 15 del corrente mese, nella casa posta in Casalnuovo al numero venticinque da Alfano Marianna sua moglie, seco lui convivente, è nato un bambino di sesso femminile che presenta, e a cui dà il nome di Annunziata.

A quanto sopra e a questo atto sono stati presenti quali testimoni Cirri Rescigno Giuseppe di anni quarantaquattro impresario e Ferrentino Gaetano, di anni quaranta colono entrambi residenti in questo Comune .

Letto il presente atto a tutti gli intervenuti, lo hanno con me firmato, meno uno dei testimoni il quale ha dichiarato di non sapere scrivere .

Andrea Barba - Giuseppe Cirri Rescigno - Pasquale Sammartino

GLI STUDI

Annunziata grazie anche alla disponibilità economica della famiglia, dopo il percorso di studi elementari, continua gli studi e si scrive alla Scuola Normale della durata di anni 3. L'impegno profuso nello studio e il desiderio di diventare " Maestra " le faranno conseguire questo titolo appena diciottenne .

Per l' insegnamento vero e proprio dovrà aspettare un altro poco, cioè fino al conseguimento dell'abilitazione con la Patente di insegnamento A .

 

Graduatoria di Merito biennio 1923 - 1925

IL DIPLOMA MAGISTRALE CONSEGUITO

 

Qualche notizia sulla Normativa dell' Epoca

Nel 1900 per diventare insegnante elementare bisognava frequentare la Scuola Normale , un istituto di durata triennale a cui si accedeva dopo la scuola elementare e previo esame di ammissione.

Erano dette magistrali le scuole di formazione delle maestre e dei maestri che potevano rilasciare solo la patente di insegnamento A, valida per la classe prima e seconda della scuola elementare

 

La Scuola Normale

  • Durata: 3 anni (con un eventuale corso preparatorio precedente a seconda dell'ordinamento locale e del genere).
  • Titolo rilasciato: La patente di idoneità (o diploma magistrale di grado inferiore o superiore a seconda degli anni di corso completati).
  • Requisiti d'accesso: Età minima di 15 anni per le donne e 16 anni per gli uomini, licenza elementare e superamento di un esame d'ammissione su base scritta e orale.

POETICA E LETTERATURA

L' amore per la Scuola, per l'insegnamento in generale, sono nel cuore di Annunziata, che dopo il conseguimento di questo traguardo si dedica anima e corpo al suo lavoro di insegnante,

Inno dei Bambini di Lanzara

iniziando una produzione poetica e letteraria indirizzata sia alla Scuola sia al suo paese : Casalnuovo di Lanzara ; a cui dedicherà alcuni scritti .

 

" Per troppo Amore " : Dramma in Tre Atti

 

Un suo scritto sulla Storia di San Giorgio

 

Notizie Folkloristiche su Castel San Giorgio

 

L' Amore per i Bambini e l' Insegnamento la seguiranno anche in tarda età

 

Annunziata Barba in aula con alcuni suoi allievi

 

Annunziata Barba in aula con alcuni suoi allievi

( Fotografia ritoccata con colore a mezzo A.I. )

Anno 1923

Siamo nel 1923, Annunziata ha conseguito il diploma Magistrale , è riconosciuta da tutti come " Letterata di Casalnuovo Lanzara " nonché la Maestra, quella che ha studiato a Napoli e ha dimostrato spirito di abnegazione verso il proprio Paese e verso il comune di Castel San Giorgio .

E' così che l' Avv. Francesco Calvanese, uomo politico di Castel San Giorgio, in qualità di Presidente del Comitato Promotore dei Parchi della Rimembranza per Castel San Giorgio, a seguito della crircolare 27 Dicembre 1922 del Ministro dell' Istruzione Lupi, proprio in virtù della grande e riconosciuta professionalità e competenza Letteraria di Annunziata, la individua per il ruolo chiave della manifestazione che si terrà in occasione della celebrazione e inaugurazione del Parco della Rimembranza di Casalnuovo - Lanzara .

Annunziata, da tutti appellata e ricordata come " Nunziatina " accetta l' incarico ricevuto e con la determinazione che l'ha sempre contraddistinta, forte dell' amore per il proprio paese Casalnuovo e per il proprio Comune Castel San Giorgio, si immedesima profondamente nel ruolo di cui è stata investita, lei che di scritti ne ha prodotti tanti, e con tutto il suo cuore ed il suo affetto, interpretando quel sentimento che tutti in quel momento storico vivono, in particolar modo per i familiari dei " Soldati Morti in Guerra ", scrive il discorso che poi leggerà personalmente quel Giovedi mattina del 3 maggio 1923 alle ore 10.00 durante la cerimonia di inaugurazione del Parco a Casalnuovo Lanzara .

Era una Guerra lontana, capace però di portare via uomini di Lanzara, Castelluccio, Fimiani, Casalnuovo e Trivio, quelle da sempre soprannominate le " Frazioni Inferiori " , Annunziata, o Nunziatina, quella " Avvenente Signorina " come la descrive il cronista nel suo articolo di giornale, rievoca con le sue toccanti parole quei tristi momenti in cui quegli uomini, morti per la Patria, hanno dedicato il loro ultimo atto di vita terrena, al ricordo della loro terra nativa .

E' con questo sentimento che si aprirà infatti, un suo componimento che risale a due giorni dopo l' evento del 3 Maggio 1923, quando lei ritorna a Napoli per lavoro e per studio, ha nostalgia del suo Paese .

Napoli 5 Maggio 1923 : " IL Mio Paese Natìo "

 

Napoli 5 maggio 923

Il mio paese nativo

E' piccolissimo il mio paese nativo; ma bello.

Bello per la sua posizione incantevole, per il

Suo clima mite, per l'aria balsamica e pro_

fumata, per le colline verdeggianti di ulivi e di

Pini. Il suo vero nome è Casal Nuovo, Nuo_

vo forse perché non ha ancora due secoli di

vita, infatti, la mia casa, tra le più vecchie

fu costruita nel 1750; ma volgarmente lo

chiamavano Taverna. Perché questo nome? Per

che esso deriva dal fatto che in un punto

del paese, dove ora ……

Anno 1923

IL DISCORSO INAUGURALE DEL 3 MAGGIO 1923

I Nostri Eroi

( questo il titolo originale del discorso scritto da Annunziata )

Trascrizione Completa del Testo Originale

 

3-5-1923

" I nostri eroi "

Mentre, il popolo nostro, rinasce e gli uomini al po_

tere con mano ferrea preparano i nuovi Destini

D'Italia, noi ci apprestiamo ad onorare i nostri eroi,

perché è giusto che il nostro primo pensiero, nell'ora

in cui la Patria risorge dalle ceneri, in cui l'ave_

vano fatta cadere le ignominiose lotte di parte,

sia per essi. Per gli eroi che senza esitare lasciarono

il letto natio, i loro cari e corsero al fronte per riacqui_

stare un serto d'Alpi, la falce d'un golfo, un grappolo

di terra appreso nel mare , un festone d'isole, un orlo

gemmato di spiaggia latina, per difendere il focolaio

domestico, gli eroi che a Vittorio Veneto col sacrificio

della loro giovinezza versando fin l'ultima goccia del loro

sangue, resero finalmente Una l'Italia adorata, le

ridettero la sua anima vera, come dice il poeta

della ritrovata Italia, riaffermando ancora una volta

che l'antico valor negli italici cor non è ancora morto….

Gli eroi gloriosi ora tornano fra noi come S.E. Lupi ,

Comprendendo appiena l'anima grande italiana, ha

voluto. Il culto dei morti esistito in tutti i tempi

e presso tutti i popoli si fa cosi piu intenso e piu caro.

I preistorici avevano cura dei loro morti, seppellendoli fra

le pietre per evitare che la terra li coprisse, non

dimenticando di metter loro accanto un vaso di argilla

con l'ocra rossa, con al quale nell'altra vita dovevano

dipingere il loro corpo; cosi come avevano fatto in terra,

ed una arma con cui dovevano difendersi da eventuali

assalti di fiere. Le madri pietose univano al cadaverino

dei loro figlioletti i giocattoli che li avevano allettati in

vita. Gli egiziani mummificavano i loro morti avvolgendone

il corpo in lini profumati, con un lungo e difficile pro_

cesso, del quale solo da poco la civiltà s'è impossessata:

altri popoli raccoglievano il cenere dei loro cari estinti

In vasi preziosi che poi mettevano nella loro stanza più

bella, ove si recavano a pregare e a piangere e dove tene_

vano i loro giuramenti. I moderni hanno voluto che i

Morti si seppellissero lontano dalle abitazioni, vigilati da

una perenne festa di verde e di fiori. Monumenti marmorei

e cappelle gentilizie mostrano opulenza e splendore, facendoci

vedere quando grande e doveroso sia il culto per gli estinti.

Anche noi nelle ore di sconforto ci portiamo alla tomba

dei nostri adorati e nella preghiera troviamo il conforto,

nelle lacrime versate sulle verdi zolle o sul freddo marmo,

il ristoro e la forza:

…………………………Celeste è questa

Corrispondenza d'amorosi sensi

Celeste dote è negli umani

Questo conforto non era dato alle madri, alle vedove, agli

orfani dei nostri eroi, che pur lo meritavano, perchè con

forza veramente spartana, avevano detto ai figli ed agli

sposi: va, combatti, vinci; prima morto che vile, prima

morto che vinto, prima vedova che schiava, prima ramin_

ga e pezzente che ludibrio del barbaro. Esse non avevano

tale conforto, perché i loro cari erano lontani e li invocavano

ogni giorno invano. Ogni giorno protese le mani scarne

verso l'azzurro infinito, vegliante le sparse vestigie delle spo_

glie gloriose, gridavano. Vogliamo i nostri morti, rendeteceli.

Invano, quel grido non era raccolto! Il fragore dei canti

nui scioperi, il cozzare delle armi fratricide, le lotte inte_

stine, i dissidii parlamentari sperdevano il sacro lamen_

to. O'ggi nell'ora del risveglio e del raccoglimento quel gri_

do è religione, è comando. Dal nuovo governo è partito

il monito: E' Giusto, le madri, le vedove, gli orfani, re_

clamano i loro eroi che si facciano tornare. Tutto noi dob_

biamo ai fattori della vittoria, della gloria d'Italia, che

scrissero pagine meravigliose d'eroismo, rendendoci degni

degli avi.

E tornano ora i nostri eroi, tornano in mezzo a noi

dal Carso, dall' Isonzo, dal Grappa parlandoci di alte

Cose e di leggiadre. Ma non il freddo marmo deve ricor_

darne i puri nomi, esso troppo ci ricorda la tomba e la

morte ed i nostri eroi non sono morti; non si muore

quando tutto si dà alla Patria. Essi vivono e vivranno” finchè

il sole risplenderà sulle sciagure umane.”, ma le verdi

piante che nel loro dolce mormorio ci portano la voce

degli eroi caduti. Voce che suona ammonimento per i vili,

incoraggiamento per i deboli, lode per i prodi. Tutta l'Italia

si trasforma in un giardino di gloria, dovunque sorgono

i verdi parchi. Anche i nostri ridenti paeselli hanno consa:

crato alla grandezza della Patria i loro ventitrè eroi che

ora sono qui con noi: sono tornati a parlarci d'amore e

di sacrificio, d'eroismo e di fede e noi siamo qui raccolti

per festeggiarli, per accoglierli come meritano, per dar loro

tutta la loro riconoscenza, per deporre ai loro piedi lotte,

orgoglio, odi. Non ci sono alberi più profumati di questi.

L'autunno ingiallirà le

loro foglie, l'inferno lè coprirà di brina e di gelo; ma verrà

la dolce ridente stagione ed essi rifioriranno più belli e

più rigogliosi. Passandoci daccanto sentiremo l'anima dei

grandi che ci parlerà e c'incoraggerà. E qui, a queste piante

che saranno l'ara dove le madri, i figlioli e le spose far_

ranno forza e coraggio nelle invitabili lotte della vita,

ed i vecchi ricorderanno il valore italiano,

verranno i giovani a temprare il loro carattere.

A noi ora il gran compito di vigilare i nostri morti.

Guardate, essi sono qui avvolti nella bandiera per la

quale combatterono, vinsero e morirono senza un gemito,

benedicendo la gran madre comune, contenti di averle dato

in olocausto i loro anni più belli. Guardateli, essi ci sor_

ridono beati; se noi abbracceremo quei tronchi fremeremo

di gioia, perchè il battito del nostro cuore si fonderà ad

un altro battito invisibile e potente e l'ala serena della

gloria sfiorerà la nostra guancia, fugandone ogni la_

crima, ogni cruccio. E sia il suolo del ricordo sacro

come il tempio della fede. La stessa ardente passione

che ci lega agli eroi che ci riunisca alle piante che li ri_

cordano, che dovremo proteggere ed alimentare come la

più pura lampada della vita. Essi elevandosi ogni

giorno più nell'azzurro radioso del cielo italico, additano

a tutti la mia luminosità dell'ideale che non conosce

bassezza e per cui è bella la morte, sublime il sacrificio

Insegniamo a tutti questa fioritura di bimbi che ne

ricorda e che sono della Patria grande, le speranze

più fulgide, che gli alberi sacri si debbano rispettare, che

ad essi non una foglia bisogna staccare, e quando al_

l'ombra loro fresca e salutare le garrule voci infantili

si fonderanno nel canto fatitico della vittoria, vengano

i giovani ed i vecchi e i maestri, soprattutto i maestri,

a riposare anchi essi alle sacre ombre e parlino ai piccoli

de valore dei caduti e della grandezza italica, additan_

do ad essi gli alberi gloriosi ed i doveri che ogni cit_

tadino ha di servire la Patria con senno ed entusiasmo

di difendere il simbolo della gloria sua, la bandiera

dai colori fratidici della nostra ridente primavera e del

nostro paese; dal Cenisio all'Etna; le nevi delle Alpi,

l'aprile radioso delle valli, le fiamme dei vulcani. I

colori benedetti del vessillo nostro parlino alle anime

generose e gentili con le aspirazioni e gli effetti delle virtù

patrie; Il bianco la fede serena delle idee che fanno

divina l'anima nella costanza dei saur ; il verde la

perpetua rifioritura della speranza nella forte

gioventù, il rosso la passione ed il sangue dei martiri

e degli eroi. E il simbolo sacro delle lotte passate del

valore dei padri nostri, dell'antica grandezza, avvolga gli

alberi sacri ed avrà col fascino dei suoi vivaci colori, col

prestigio degli storici ricordi delle generazioni nuove ad

un avvenire di pace, d'amore, di concordia, di grandezza

insperata, di gloria fulgisissima.

Stretti intorno agli alberi benedetti facciamo loro olocaustro

Di tutto quanto in noi e di più vile e di più triste

Affratellati nella commemorazione degli eroi stringiamo_

ci in corse operose per il bene della gran madre Italia,

così potremo sperare nei giorni dei pericoli e delle prove

l'ombra dei grandi torni e ci incori e ci guidi ancora

e sempre alla vittoria ed alla gloria.

Annunziata Barba

 

LA CARRIERA

Annunziata continua a studiare e dopo aver conseguito 5 anni di insegnamento nella scuola, potrà partecipare, come per legge, al Ruolo di " Direttice Didattica " per le scuole Elementari.

 

DECRETO DI NOMINA COME DIRETTRICE DIDATTICA

 

PERGAMENA DECRETO DI NOMINA COME DIRETTRICE DIDATTICA

14 Giugno 1939

Roma primi anni '40

Roma primi anni del 1940

 

Roma primi anni del 1940 - Annunziata è al centro

( Fotografia originale colorata a mezzo di A.I. )

La Produzione Letteraria

Come si può vedere dal doppio cognome riportato sull'intestazione del lavoro pubblicato, la produzione letteraria continuerà anche dopo il matrimonio con Giuseppe Oliva avvenuto nel 1946 .

Roma primi anni del 1940

 

Barba Annunziata

Maestra nel 1923 e Direttrice Didattica dal 14 Giugno 1929

 

 

La Formazione dei Maestri e delle Maestre nel 1900