La defascistizzazione nel dopoguerra
Premessa " Cultura o Selezione Culturale " Che piaccia o no, la " Cultura " alle volte può sembrare " Scomoda ", ma è proprio quello il momento " Costruttivo " con cui essa incide in maniera forte sulla vita e sul futuro di una comunità . La cultura è l'insieme dei valori, delle conoscenze, delle credenze, delle tradizioni, della lingua, delle arti, delle norme e dei modi di vivere che un gruppo umano elabora e trasmette di generazione in generazione.
Iniziamo la trattazione di questo " Argomento " con il ricordo di alcuni episodi emblematici, domandandoci : Qualunque siano le motivazioni è lecito farlo ? E' giusto distruggere ciò che appartiene al passato perché non ci rappresenta più e ci vergognamo ?
UNO DEI PRIMI CASI Akhenaton regnò nel XIV secolo a.C. noto per aver introdotto una profonda riforma religiosa :
Dopo la sua morte, i successori riportarono in auge la religione tradizionale. Per questo motivo venne avviata una vera e propria damnatio memoriae (anche se questo è un termine latino usato dagli storici moderni per descrivere pratiche simili):
L'obiettivo era eliminare il ricordo del "faraone eretico" e ripristinare l'ordine religioso precedente.
Si ma da 3600 anni fa le cose non sono cambiate : 13 Marzo 2001
Motivazioni Storiche 1. Interpretazione rigorista dell'Islam (motivo ufficiale) La motivazione dichiarata dai talebani fu religiosa. Essi sostenevano che le statue rappresentassero idoli , e che l'Islam proibisse la presenza e la venerazione di immagini scolpite. Il leader dei talebani, Mohammed Omar, emanò un decreto ordinando la distruzione di tutte le statue considerate idolatriche. Va però precisato che:
2. Dimostrazione di potere Molti storici ritengono che la distruzione fosse anche una dimostrazione di forza. I talebani volevano mostrare che:
3. Sfida alla comunità internazionale Nei mesi precedenti la demolizione, numerosi governi e organizzazioni internazionali avevano offerto fondi per restaurare o proteggere i Buddha. I talebani accusarono l'Occidente di preoccuparsi delle statue mentre il popolo afghano soffriva per guerra, fame e povertà. Da questo punto di vista, la distruzione assunse anche il significato di un gesto provocatorio verso la comunità internazionale. 4. Propaganda L'evento ebbe una risonanza mondiale enorme. I talebani erano consapevoli che demolire un monumento famoso avrebbe attirato l'attenzione dei media internazionali, rafforzando l'immagine del regime presso i sostenitori più radicali. 5. Eliminazione del patrimonio pre-islamico Le statue rappresentavano uno dei simboli più importanti della storia buddhista dell'Afghanistan. Per i talebani, eliminare testimonianze di epoche precedenti all'Islam significava rafforzare l'idea di uno Stato fondato esclusivamente sulla loro interpretazione della religione. 6. Motivazioni etniche e locali La valle di Bamiyan era abitata prevalentemente dagli Hazara, una minoranza musulmana sciita perseguitata dai talebani, che erano in prevalenza sunniti. Alcuni studiosi ritengono che la distruzione avesse anche un valore simbolico contro una regione considerata ostile al regime, anche se questo non viene generalmente indicato come il motivo principale. Perché la decisione sorprese molti? Un aspetto interessante è che, negli anni precedenti, gli stessi talebani avevano lasciato le statue intatte. Nel 1999 avevano persino annunciato l'intenzione di proteggerle come patrimonio storico e possibile risorsa turistica. Il cambio di posizione nel 2001 suggerisce che la decisione fu influenzata anche dal crescente isolamento internazionale del regime e dalla volontà di assumere una linea ancora più radicale. Come furono distrutte? La demolizione richiese diverse settimane:
La distruzione dei Buddha di Bamiyan è oggi considerata uno dei più gravi atti di devastazione del patrimonio culturale mondiale. Le nicchie vuote sono rimaste come testimonianza dell'accaduto e la valle di Bamiyan è stata iscritta nella lista del patrimonio mondiale in pericolo dell'UNESCO.
Con l'obiettivo di eliminare il ricordo, di dimenticare per sempre gli " errori " commessi, inizia : La defascistizzazione nel dopoguerra Dopo la fine della Seconda guerra mondiale e la caduta del regime di Benito Mussolini , l'Italia avviò un processo di defascistizzazione , cioè di eliminazione dell'eredità del fascismo dalla vita pubblica e dalle istituzioni.
In sintesiLa defascistizzazione consistette nella rimozione dei simboli del regime, nello scioglimento delle organizzazioni fasciste, nel tentativo di epurare i collaboratori del fascismo e nella costruzione di nuove istituzioni democratiche fondate sulla Costituzione repubblicana.
1960 IL FORO ITALIACO A ROMA E LE OLIMPIADI DEL 1960 Il Foro Italico venne costruito tra il 1928 e il 1938 , durante il regime fascista. Le tappe principali sono:
Il complesso fu progettato come grande centro sportivo e come strumento di propaganda del regime fascista, per celebrare la forza fisica, la disciplina e l'ideologia del fascismo. Dopo la Seconda guerra mondiale , il complesso fu rinominato Foro Italico e continuò a essere utilizzato per attività sportive, perdendo la sua funzione propagandistica ma conservando molti elementi architettonici e decorativi originali del periodo fascista.
Siamo a Roma è il 9 Agosto 1960 Giochi della XVII Olimpiade - al " Foro Italiaco "
TRASCRIZIONE Coperte alcune scritte ieri sera al Foro Italico Sono stali impiegati pannelli di legno e tela Dopo l'operazione è stalo asciato sul posto un servizio di vigilanza Ieri sera, appena calata l’oscurità, alcuni operai hanno cominciato a cancellare o coprire le scritte del Foro Italico, lungo il viale che dal monolite conduce fino ai cancelli dello stadio Olimpico. Tale trattamento è stato riservato soltanto a due pilastri, il primo di destra ed il primo di sinistra, mentre il lavoro per gli altri è consistito nel riempire di cemento fresco le scanalature delle iscrizioni, in modo da portarle a livello di superficie e passare poi una mano dello stesso cemento sulla striscia interessata. Sempre con il cemento, sarebbe stata cancellata la «formula» del giuramento incisa sul pavimento. Infatti, se per le scritte sui pilastri i sistemi adottati ieri dagli operai si sono rivelati efficaci, bisogna dire che. per le scritte sul pavimento in mosaico, la cancellatura sarà più difficile se non addirittura impossibile in cosi breve lasso di tempo.
Giorno 10 Agosto
TRASCRIZIONE Squadre di scalpellini lavorano nel recinto del Foro Italico per cancellare quelle scritte, quei giuramenti e quelle invocazioni che il fascismo incise sul marmo, volendo, nella sua smisurata ambizione, affidare alla storia il ricordo di un regime che, purtroppo, si tramanderà negli anni, più per i lutti che per le opere di pace. E' il sogno di ogni dittatura e il mondo è pieno di siffatte scritte superstiti che hanno il pregio di ricordare agli immemori come l'orgoglio e la tracotanza dei superbi cedono, nel volgere di pochi anni, alle inesorabili decisioni della storia. E' il « memento mori » che l'inarrestabile corso degli avvenimenti rivolge a coloro che si illusero di potere fermare l'anelito di libertà dei popoli o di poter instaurare principi di violenza. Provate a rileggere quelle parole oggi, e sentirete lo squallore del loro significato, l'assurdità della loro sicurezza, l'insidia della loro retorica. « Dio, solo potrà piegarci, gli uomini e le cose mai ». Solo un popolo che vuol perdersi può trovar naturale di scrivere sul marmo una simile frase. Ma, una volta scritta, quel popolo non dovrà mai dimenticarla, soprattutto quando ha saputo ritrovare la sua libertà democratica. Che cosa è rimasto di quel regime ? Un tragico ricordo e poche scritte. La coscienza democratica ha debellato lo spirito fascista nelle istituzioni, nel costume, nelle tendente, nelle stesse concezioni politiche e gli avvenimenti recenti hanno dimostrato come quella coscienza è più che mai vigile per difendersi da ogni forma involutiva e totalitaria. Quanto è rimasto scritto sul marmo e sui muri è, ormai, fatto di parole morte, valido solamente come testimonianza di un mondo lontano, senta più ritorno. Eppure, la Democrazia, che in sé ha eliminato il fascismo, come pensiero e come azione, non ha esitato a stendere su poche malinconiche frasi e su anacronistiche invocazioni un velo di cemento, quasi volesse dimostrare, a chi ne ha fatto richiesta, la tangibilità del suo antifascismo. Gesto quanto mai superfluo che perde di significato, compiuto cosi a disianza di anni. La violenta passione che scoppiò alla caduta del fascismo avrebbe, forse, giustificato non solo la cancellazione delle scritte, ma la distruzione di quanto ricordava l'odiosa avventura. Ma dopo tanto tempo che cosa può significare la repentina decisione di cancellare alcune parole scritte in quel Foro Italico che fu opera del fascismo ? La Democrazia ha forse paura di poche smorte parole, o vuol dimostrare agli stranieri di aver perduto memoria del fascismo, solo perché un velo di cemento copre quella tragica retorica ? Sarebbe una ipocrisia che mal si accorderebbe con la natura della vera Democrazia la quale deve essere forte, sicura e generosa. Cancellare alle proprie spalle i segni lasciati dalle epoche precedenti, sol perché in contrasto con quella presente rivela una debolezza che confina col rancore perché non sarà mai una scritta superstite a render meno splendida la fama del vincitore. Agli stemmi dei Borboni, i Savoia aggiunsero il proprio in una logica successione storica e sulla facciata del Quirinale, Vittorio Emanuele non fece abbattere il segno dei Papi. Dopo aver distrutto dalle fondamenta una società, i sovietici hanno lascialo sopravvivere le testimonianze zariste, come sopravvive nella Cina rossa il ricordo delle dinastie imperiali. Il fascismo è passalo nella storia d'Italia, come un grave evento che non dovrà mai più ripetersi e la pesante esperienza sarà ricordata finché le coscienze saranno sensibili al richiamo della libertà. Non saranno poche scritte a mitigare il peso di quella esperienza o a snaturare il nostro ideale democratico. Il fascismo scrisse sul marmo con l'enfasi che era nel suo costume e, attraverso quell'enfasi, preparò la guerra. Lasciamo, dunque, che quelle scritte rimangano, ben visibili, perché il fascismo continui a rivelarsi in tutta l'assurda mistica che accecò gli animi e perché quelle invocazioni continuino a costituire una pietra di paragone fra il linguaggio totalitario e quello democratico. La storia, nel suo costante viaggio, lascia segni visibili del suo passare, ora piacevoli, ora spiacevoli, ma è bene che essi restino a testimonianza e ad insegnamento. Quello che è stato, non può non essere stato, e il fascismo che fu non può esser distrutto facendo la guerra alle parole. Bisogna evitare che un nuovo fascismo risorga e che possano essere incise altre frasi nel marmo. Ma a questo deve badare la Democrazia nella sua vigile difesa della libertà, tanto più sicura di se stessa, quanto più disposta a guardare con generosità alle cose morte del passato, senza sentirsi in pericolo per poche frasi inerti, eco tristissima di un mondo tramontato.
Giorno 11 Agosto
TRASCRIZIONE
DOPO LA CANCELLAZIONE DELLE SCRITTE FASCISTE Manifestazione di protesta al Foro Italico inscenata da un gruppo di giovani missini Capeggiati da numerosi parlamentari del MSI gli attivisti hanno tentato di mettere un cartello con la " formula del giuramento " nel posto dove era stata cancellata - Bruciata una bandiera rossa da una ragazza - La polizia ha operato 14 fermi
Verso le 21 di Ieri, un folto gruppo di giovani missini, capeggiati da alcuni parlamentari e da personalità del portilo, ha raggiunto la zona del Foro Italico dove sono state cancellate le scritte incise sui pilastri di marmo e sul pavimento in mosaico. I giovani, centocinquanta circa, tra cui una decina di donne, avevano in animo di inscenare una manifestazione di protesta, ma hanno trovato ad attenderli un robusto schieramento di agenti e di carabinieri che hanno impedito ogni tentativo di creare disordini. Le forze di poliizia agli ordini del dirigente del commissariato Piazza D’Armi dr. Letico, del dr. Mena, del dirigente del commissariato Ponte Milvio dr. Pillirone e del dr. Pompò, con la collaborazione di circa trenta carabinieri agii ordini del cap Feliciani e del ten. Aliberti. hanno agito tempestivamente, disperdendo il grosso assembramento e respingendo i manifestanti . Molti dei giovani missini erano muniti di secchielli di vernice e pennelli ; altri portavano un grande manifesto, su cui era stata riprodotta rozzamente la formula del giuramento fascista. Questo gruppo aveva in animo di mettere il manifesto nello spazio vuota sul pavimento a mosaico del viale, dove erano state tolte le « tessere » che componevano la formula del giuramento stesso. I giovani sono stati allontanati ed il manifesto è stato sequestrato. Disperso il grosso dei manifestanti, piccoli capannelli si sono forni a poca distanza, mentre un gruppo dei più turbolenti ha estratto da una borsa una bandiera rossa inzuppata di benzina e l’ha bruciato nel pressi del ponte Duca D' Aosta . Per disperdere definitivamente i dimostranti, gli agenti della « Celere» hanno fatto ricorso alle «jeeps» a bordo delle quali hanno giostrato per qualche minuto in un carosello di modeste proporzioni In tutto, sono stati fermati tredici giovani, tra i più scalmanati ed una ragazza. A bordo delle camionette i fermati sono stati condotti alla Questura centrale, dove sono stati interrogati e dove rimarranno in attesa di accertamenti I giovani potrebbero essere denunciati per manifestazione sediziosa, grida sediziose ed anche per manifestazione neofascista.
2026 L' eliminazione di simboli del Fascismo continua ancora oggi 2026 21 Febbraio 2026
3 aprile 2026 IL DIBATTITO BRUNICO. Via i simboli fascisti da ponte Kehrer ma la lista del vicesindaco Antonio Bovenzi e del consigliere Fabian Fistill si è astenuta per un motivo ben preciso: «Da Stf - che ha presentato la mozione - non prendiamo lezioni di antifascismo». Ha votato a favore, invece, il terzo consigliere comunale italiano Marco Pellizzari. Il messaggio: «Chi fa il paladino della convivenza oggi nella vita di tutti i giorni, invece, alimenta la contrapposizione etnica» Ma veniamo alla presa di posizione, articolata, della lista "il Polo - Civica per Brunico": «La nostra lista si è astenuta sulla mozione della Süd-Tiroler Freiheit per la rimozione dei simboli fascisti sul ponte di Stegona. Cogliamo l'occasione per spiegarne le ragioni. Sul merito siamo chiari: condividiamo il risultato finale e riteniamo che questi simboli vadano conservati e musealizzati come testimonianza storica, non cancellati. Non è dunque sul contenuto che ci siamo dissociati. Il problema è un altro. In sede di consiglio abbiamo già messo in luce la sostanziale contraddizione di chi invoca la rimozione della simbologia di regime in nome della collaborazione tra gruppi linguistici, e allo stesso tempo opera quotidianamente in direzione opposta, alimentando contrapposizioni etniche e un clima di divisione che non giova a questo territorio. Riteniamo che la coerenza tra le posizioni dichiarate e il comportamento politico concreto sia una condizione minima di credibilità. Chi si propone come paladino della convivenza dovrebbe praticarne i principi ogni giorno, non solo quando conviene. Per queste ragioni, da questi ambienti non siamo disposti ad accettare lezioni di antifascismo».
Terminiamo questo capitolo riformulando la domanda : E' giusto distruggere ciò che appartiene al passato perché non ci rappresenta più e ci vergognamo ? Oppure la " vergogna " è da considerarsi quella parte della " Cultura " che ci fa crescere in meglio impedendoci di reiterare errori commessi nel nostro percorso di vita ?
Defascistizzazione Completata ( i Fasci sono stati asportati )
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