ICONOCLASTI'A

Distruzione di tutte le immagini Sacre e delle reliquie

IL Potere mediatico ed economico dei Monaci era cresciuto a dismisura

I Monaci Basiliani, che utilizzano queste " Icone ", immagini Sacre, per la celebrazione religiosa, sono costretti a mettere in salvo sia le Icone che le proprie vite.

Inizia così la migrazione verso l' Italia meridionale.

 

Sono proprio questi primi Monaci Bsiliani a portare con sé l' Icona della Mater Domini, proprio per sottrarla alla distruzione iconoclasta.

La venuta dei Monaci Basiliani dall' Oriente è " Storia documentata " e condivisa dagli Storici

Quella dell' Icona della Madonna portata in salvo e sepolta tra due lastre di marmo, è la " cronaca " scritta da " ignoto " , probabilmente da Pietro Ferrara da Roccapiemonte , comandante dell' esercito Normanno che di fronte ai miracoli della Icona della Mater Domini si spogliò dell' armatura da guerriero e vestendo umili panni bianchi, divenne Monaco e primo Abate del Monastero sorto intorno all' Icona della Mater Domini.

Da questo momento acquisirà il nome di Pietro della Regina in onore della Madonna.

L' Icona con la Mater Domini, portata dai primi Monaci Basiliani viene collocata tra due lastre di marmo e nascosta in una piccola chiesetta localizzata dove oggi si trova il tempietto che la vede esposta al culto.

Icona ritrovata grazie al sogno di una contadina di nome Caramari

Nel primo sogno la Caramari incontra la Madonna che la sollecita a scavare in un certo luogo per trovare ciò che proteggerà la comunità da alluvioni e pestilenze, ma alla Caramari viene impedito di parlare, cioè di raccontarlo, perché il marito teme che venga deriso lui e la sua famiglia.

Nel secondo sogno, la Caramari vede un uomo che gli indica la stessa posizione, descritta nel primo sogno dalla Madonna, e a quel punto racconta tutto alla comunità, iniziano gli scavi ma vengono trovati solo i resti di una antica cisterna sepolta.

Nel terzo sogno la Caramari vede di nuovo la Madonna, che la sollecita di nuovo a riprendere le ricerche, ma a quel punto la Caramari chiede una prova concreta del sogno e fu allora che la Madonna sfilatosi l'anello dal dito le dice che quell'anello sarà la prova. Purtroppo la Caramari il mattino dopo non ricorderà più il sogno, e solo tempo dopo, quando perderà la vista, associerà questa disgrazia alla disubbidienza mostrata alla Madonna e fu così che ripresero le ricerche ed al ritrovamento dell'anello da parte delle sue compagne, la Caramari riacquistò miracolosamente la vista, consentendo così di galvanizzare il popolo che sbalordito da questo primo miracolo di gran lena iniziò a scavare e finalmente fu portato alla luce il quadro della miracolosa Immagine della Mater Domini.

 

 

FOTOGRAFIA DAL WEB

Questa Cappellina, così come descritto da diversi autori, tra cui Padre Berardino da Lioni nella sua trattazione sulla Sacra Immagine di Mater Domini del 1834, viene letteralmente sepolta da fango e detriti provenienti sia dal Monte Solano su cui c'è la Rocca che dall'altra montagna a Est .

MAPPA DEL 1831

Questi detriti sono la conseguenza di continue alluvioni a cui era soggetta l'area in esame prima dell'anno mille, e che causarono anche la copertura del complesso di Santa Maria Maggiore a Pareti .

Dopo il ritrovamento dell' Icona e la manifestazione di diversi miracoli attribuiti proprio alla Mater Domini, grazie al comandante dell'esercito Normanno Pietro Ferrara da Rocca Piemonte, che successivamente prese il nome di Pietro della Regina, in onore proprio della Mater Domini, iniziarono i lavori di costruzione di un Monastero e della nuova chiesa che doveva ospitare la Santa Icona .

La fondatezza dell' interramento della prima chiesetta che custodiva l' Icona della Mater Domini ci viene fornita dal ritrovamento della antica strada Romana che conduceva a Mercato San Severino e poi in Puglia .

Tale ritrovamento ritrovamento, fortuito e non per ricerche archeologiche vere e proprie, fu dovuto all'allargamento della strada via Della Libertà di Roccapiemonte, dopo il terremoto del 23 novembre 1980, che mise in evidenza l' inefficienza della viabilità esistente per i mezzi di soccorso a seguito di calamità naturali.

Via Della Libertà a Roccapiemonte in una mappa del 1833

( ovviamente la Toponomastica della strada non era via Della Libertà )

 

Come può vedersi dal grafico il terrapieno lato montagna è più alto

 

Le feritoie lasciate nel nuovo muro di contenimento del terrapieno furono previste dalla Soprintendenza Archeologica di Salerno per preservare la conoscenza di questo reperto Romano relativo alla pavimentazione dell' antica strada .

 

 

Come può vedersi dalla foto sopra riportata, la Antica Strada Romana era sepolta da almeno 4 m di terreno, terreno che a seguito delle forti piogge, segnalate anche nelle antiche cronache medievali come " continue alluvioni " , hanno ricoperto tutto il territorio circostante .

Risulta pertanto veritiera la cronaca storica che vuole " dimenticata " l' antica chiesetta della Mater Domini perché " tutto era stato sepolto da fango e detriti su cui una folta vegetazione aveva preso il sopravvento "

IL grafico sottostante chiarisce che la presenza dei Monaci Basiliani a Mater Domini,

è avvenuta in due momenti diversi e con finalità diverse :

1) Dal 726 fino a data ignota, la loro presenza è dovuta alla fuga dall' Oriente.

2 ) Dal 1632 al 1806 è dovuta alla Bolla di Papa Urbano VIII

LA _BOLLA _DI _PAPA_ URBANO_ VIII

 

Nel 726 , Leone III avviò le prime misure contro il culto delle immagini sacre ( icone ), considerate da lui una forma di idolatria. Qualche anno dopo, nel 730 , l'iconoclastia divenne una politica ufficiale dell'Impero , con il divieto formale del culto delle immagini.

L' iconoclastia in Oriente (Impero Bizantino) iniziò sotto l'imperatore Leone III Isaurico . Leone III

(regnò dal 717 al 741 )

Inizio dell'iconoclastia: 726 d.C. circa

In realtà il motivo non è la Religione Cristiana, che ormai è accettata dall'Impero, ma è dovuto a due fattori concomitanti :

1°)

Ad una maggiore visibilità ed attenzione verso i Monaci rispetto alla figura dell' Imperatore.

Il popolo infatti è più attratto dalle chiese e dai riti religiosi officiati in essi con l'uso delle " Icone ", chiese a cui lasciano volentieri denaro, arricchendo in tal modo il patrimonio religioso a discapito dello Stato .

2°)

Nei rapporti con il mondo Arabo l' Imperatore che aveva accettato la Religione monoteista Cristiana per l' Impero, era in continuo disagio con le accuse di " Idolatria " mosse proprio dagli Arabi, nei riguardi di questa pratica diffusa di adorazione del culto delle " Icone " .