_______ IL NAVICORDO

Trivio Storia

LA _STARZA _DEI _LEONI

Un' Altra Storia Dimenticata

di Rocco Amendola e Gaetano Izzo

I Leoni della Starza

ERANO QUESTI I LEONI DELLA STARZA ?

O meglio, forse così li abbiamo sempre immaginati , fieri ed imponenti, posti in cima ai pilastri di ingresso alla " Masseria Dei Leoni " come antiche sentinelle e guardiani .

La fotografia di sopra è una ricostruzione virtuale, molto suggestiva però, dell' antica Starza dei Leoni e di come si presentava agli occhi di chi, si inoltrava per Via Leone e giungeva davanti al cancello di ingresso della Masseria dei Leoni.

Ma era proprio così ?

Prima di procedere nella trattazione di questo argomento, che chiarirà in modo rigorosamente Storico e Scientifico, il Toponimo " Masseria Dei Leoni " e la conseguente attribuzione di " Starza dei Leoni " ; è opportuno guardare la fotografia reale, scattata da Gaetano Izzo nel Luglio del 1991, quindi 34 anni fa in maniera più attenta .

FOTOGRAFIA REALE SCATTATA NEL MESE DI LUGLIO DEL 1991

( fotografia su pellicola con stampa su carta Kodak )

Cerchiamo ora di capire il significato che dovevano avere questi Leoni posti sui pilastri di ingresso alla Starza e Masseria dei Leoni .

Per fare questo dobbiamo necessariamente fare un passo indietro nella Storia e prendere in mano i documenti da cui si evincono tutte le informazioni che andremo a sviluppare .

1° Documento di Studio

Il documento è l'atto di compravendita della Starza dei Leoni da parte di Carmine Calvanese, che acquista direttamente dal Re Ferdinando IV di Borbone, unico e solo proprietario della Starza e della Masseria .

Ovviamente, ma è bene chiarirlo esplicitamente, il Re Ferdinando IV Di Borbone non venne mai a San Giorgio, ma la sua presenza, necessaria per la stipula del relativo atto di compravendita, fu garantita dalla Regia Corte e da chi aveva il potere di firma per il Re.

" . . . intendendo la Regia Corte procedere alla vendita di tutti li beni attinenti a beneficii, e badia del Regio Patronato del Regno . . . "

TRASCRIZIONE

" . . . poiché la Regia Corte ha intenzione di procedere alla vendita di tutti i beni appartenenti ai benefici e alle abbazie sotto il Regio Patronato del Regno. . . . "

 

L' unica cosa che effettivamente prenderà il suo nome " Calvanese " sarà quello della " Starza " , così come si evince dalla mappa topografica del 1833 redatta quindi 35 anni dopo l'acquisto .

NELLO STEMMA ARALDICO MANCA IL SIMBOLO DEL LEONE

Pur volendo forzare la " Storia " e assumere per vero che la Famiglia Calvanese appartenga al ceppo proveniente da Foggia, nessun Leone compare nello Stemma araldico

 

SEGUIAMO UNA NUOVA STRADA

ARALDICA NOBILIARE DI PRECEDENTI FEUDATARI

Utilizzeremo lo schema sopra riportato per cercare tra i feudatari della " Starza " eventuali Baroni, Conti, o altre famiglie nobili che posseggono un Leone nel loro " Blasone Araldico ".

Fonte Archivio Diocesano di Salerno - Ricerche Gaetano Izzo e Rocco Amendola

Ecco il Molino All' Arcopinto in una antica mappa del 1784

 

I Barchiesten provengono da una località vicino Salisburgo

I Barchiesten sono dei Longobardi e sono scesi in Italia meridionale durante il periodo del__ " Sacro Romano Impero " con Federico Barbarossa .

Ecco spegato perché si trovano dalle nostre parti .

MAPPA STORICA DEI NOSTRI TERRITORI A RIDOSSO DELL' ANNO 1030

Come si può vedere dalla mappa sintetica sopra riportata e dalla espressione della emoticon, effettivamente in questo periodo storico c' era una diversità di popoli e di culture che si sono alternate, coalizzate e contrastate nello stesso tempo .

Anche se non è riportato nella mappa, il ruolo dei Papi in questo periodo non è sicuramente secondario a tutto quanto rappresentato.

Infatti, l'obiettivo principale del Papato, quello di allontanare i Bizantini da Roma e dall' Italia, porterà a diverse alleanze, ora con l'una, ora con l' altra fazione, con diverse conseguenze negli equilibri politici del tempo.

UNA NOTIZIA CHE CI RENDE VISIBILE LA STARZA NEL MEDIOEVO

( anno 1000 - 1150 )

Ecco il significato etimologico della " Comata "

( deriva da chioma, lunga capigliatura )

 

Così doveva apparire l' antica " Starza " nel medioevo, negli anni tra il 1000 e il 1150, a chi passava o a chi lavorava la terra in quella zona del nostro territorio .

L' Araldica infatti, così come la conosciamo oggi, si svilupperà nel XI secolo, ma soprattutto in Francia ed in Inghilterra , ed arriverà in Italia solo nel XIII secolo inoltrato, cioè nel 1250 circa, lentamente e con la stabilizzazione degli assetti politici .

 

2° Documento di Studio

PRIVILEGI E RENDITE DEL MONASTERO DI MATERDOMINI

Perché ci interessa questo documento ?

Perché nella donazione di beni a favore del Monastero di Mater Domini potrebbe esserci qualche " nobile signore " che, privandosi dei suoi beni, abbia voluto in qualche modo " marcarlo, etichettarlo " con il suo stemma araldico, per rafforzare il suo gesto agli occhi della Chiesa.

Un pò come si faceva e forse ancora oggi si fa, con gli scanni delle chiese donati dai privati, su cui si mettono le etichette in ottone con la scritta del nome del donatore.

In realtà questa ricerca viene effettuata più per scrupolo che per i risultati che potrà dare in quanto la " Starza " è stata donata dal Barone di Barchiesten e come abbiamo visto in precedenza egli non ha nessuno stemma araldico.

NOTIZIE STORICHE SULLE DONAZIONI A CHIESE E MONASTERI

ANCHE I SOVRANI EFFETTUARANO DONAZIONI

SI RIPORTA COME ESEMPIO DI QUESTE DONAZIONI FATTE ANCHE DAI SOVRANI ____IL PRIVILEGIO DI RUGGIERO II PER L' ABBAZIA DI MONTEVERGINE

Per il momento il Privilegio di Enrico II che sembrerebbe sia stato concesso al Monastero di Mater Domini ancora non è nella nostra disponibilità fotografica .

Si segnala al lettore che i tondi che assomigliano a dei timbri presenti sulla pergamena, e riportati ingranditi al lato della stessa, non sono timbri.

I timbri come noi li conosciamo oggi infatti non sono stati ancora inventati, ma sono cerchi abilmente realizzati dai notai, in cui vengoni scritti i riferimenti giuridici e mministrativi .

I timbri, ma è meglio chiamarli " marchi ", realizzati incidendo il legno, saranno impiegati tra il XIV e XV secolo, e saranno le forme primitive di timbri in legno incisi .

IL documento sulle donazioni fatte al monastero di Mater Domini che andremo ad esaminare , si riferisce in realtà ad una moltitudine di documenti che hanno per oggetto le cessioni di terreni ed altri beni, sia mobili che immobili, fatte al Monastero di Materdomini sotto forma di Donazioni per acquisire INDULGENZE ( perdòno per i peccati commessi ).

In questa sede ne riporteremo solo alcuni al solo scopo di rendere più tangibile da parte del lettore di quanto sopra espresso in maniera sintetica .

 

Solo a titolo di esempio si riporta questa donazione fatta nel territorio di San Marzano, per far comprendere che i beni donati erano ubicati anche molto lontano dal Monastero stesso.

Questo perché in realtà quello che tornava ai monaci era la rendita che questo terreno o questo bene produceva.

Ci sono terreni censiti a Montoro, Solofra, Eboli, ecc. ecc.

Si omette l'elenco completo delle donazioni perché sono in numero elevatissimo

RICORDIAMO AL LETTORE CHE

Ma allora questo Leone da dove proviene ?

PROVIAMO A CERCARE TRA I COMMENDATARI

L'abate commendatario era un ecclesiastico (o talvolta un laico) che riceveva in gestione un'abbazia o un beneficio ecclesiastico in commendam (in affidamento), percependone le rendite senza risiedervi né esercitare autorità diretta sulla disciplina monastica. Era una figura diffusa tra il XIV e il XVI secolo, spesso cardinali o vescovi, che godevano delle entrate delegando la gestione spirituale a un abate claustrale .

IL LEONE COME SIMBOLO ARALDICO DI UN COMMENDATARIO

IL Commendatario, in chiave moderna è l' amministratore unico delle ricchezze del monastero, poteva essere anche un alto prelato o un laico, quindi ci siamo concentrati sui nomi più importanti e blasonati che hanno gestito l'amministrazione dei beni del Monastero di Mater Domini, cercando questo simbolo del Leone .

Come si legge nelle memorie su Mater Domini di padre Bernardino da Lioni, nel 1507 era diventato Commendatario del Monastero il Cardinale D' Aragona, parente e non nipote della Regina Giovanna III, e Abate di Montevergine.

Nel 1632 diventa Commendatario il Cardinale Giovanni Francesco Guidi di Bagno, persona per certi versi legata anche alla famiglia dei Medici di Firenze .

Abbandoniamo pertanto la strada legata all' Araladica sia Nobiliare che Monastica e imbocchiamo un' altra strada .

Per rispondere a questa domanda dobbiamo necessariamente passare attraverso la Storia, sia pur brevemente, del Monastero di Mater Domini e capire chi era presente nel Monastero e quale ruolo in esso vi svolgeva .

Ecco un quadro riassuntivo della Storia del Monastero di Mater Domini con i relativi monaci che vi hanno dimorato.

 

Estratto da Padre Bernardino da Lioni 1834

Osservando il grafico della cronologia, per il momento ancora oggetto di ulteriori ricerche di archivio per la corretta datazione nel periodo a ridosso dell'anno 1061, emerge chiaramente la tipologia di monaci presenti nel Monastero.

Questi indicati nel grafico Erano i Monaci presenti a Mater Domini

Sono proprio questi monaci che contribuirono allo sviluppo e all' espansione del Monastero, sorto intorno a quella piccola chiesetta in cui era custodita l' Icona della Mater Domini.

Ovviamente si ricorda al Lettore che i " Benedettini " di Mater Domini, così come i Monaci Benedettini di Montevergine, sono i Monaci fedeli rispettivamente a " Pietro della Regina " e " San Guglielmo ", quindi hanno dovuto accettare di aderire all' Ordine di San Benedetto, unico e solo Ordine Monastico " Ufficialmente Riconosciuto dal Papa " .

A testimoniananza di questa " Forzata Adesione " c'è il fatto che l' abito monastico dei Benedettini Verginiani ( di Montevergine ) e dei Benedettini di Mater Domini, non è l' abito classico nero dei Benedettini Cassinesi, ma rimane bianco, così come all' inizio delle rispettive istituzioni monastiche create da San Guglielmo e da Pietro della Regina.

L' Ordine Francescano sarà riconosciuto un secolo dopo.

COSA CENTRANO I MONACI CON I LEONI ?

I _MONACI _E _IL _SIMBOLISMO_ MEDIEVALE

Nel Medioevo, era consuetudine l'uso di " Simboli " raffiguranti mascheroni, animali assomiglianti a démoni, Leoni, ecc., inseriti sulle facciate e/o all'interno delle Abbazie e Monasteri, un pò come oggi si usa mettere degli amuleti sulle pareti delle case, allo scopo di allontanare il " malocchio ".

LEONE RAMPANTE SORMONTATO DA ALTRO STRANO ANIMALE

( Abbazia Benedettina del Goleto a Sant' Antangelo dei Lombardi fondata da San Guglielmo da Vercelli )

 

GARGOYLES DELLA CATTEDRALE DI NOTRE DAME

PARIGI - ( 1163 - 1250 )

Questi simboli erano utilizzati dai Monaci per tranquillizzare i fedeli che si recavano nei Monasteri, mostrando loro che il " male " che essi rappresentavano, era stato sconfitto.

Un pò quello che avveniva con i trofei di caccia, teste di leoni, coccodrilli impagliati, ecc. ecc. , a testimonianza che il " cacciatore " era stato più forte .

Leone con la spada a difesa della Fede, la Torre come luogo in cui la Fede è al sicuro

 

LEONE GIA' PRESENTE NELL' ABBAZIA DEL GOLETO

E A MATER DOMINI COSA SUCCEDE ?

SIAMO IN PIENO MEDIOEVO IN EPOCA NORMANNA

ECCO COSA ACCADEVA A MATER DOMINI INTORNO AL 1050 - 1200

REPERTI CHE SI POSSONO OSSERVARE ANCORA OGGI NEL 2026

Per motivi legati alla preservazione e tutela di questi reperti Medievali non riportiamo la loro localizzazione attuale, le fotografie sono sufficienti a comprendere di che cosa si tratta .

LA COPPA INDICA LA FEDE - I LEONI INDICANO LA FORZA - I GUARDIANI

La lettura del simbolo sopra riportato, che è incastonato nelle pareti del Monastero di Mater Domini, è il seguente :

QUESTO LUOGO E' A DIFESA DELLA FEDE

Sono loro infatti, proprio i Benedettini presenti a Mater Domini, diretti discendenti dei " Preti Bianchi " fondati da Pietro Ferrara che sono chiamati a gestire questi luoghi e a proteggerli, secondo le usanze dell'epoca, mediante questi simboli Apotropaici .

All'inizio della loro attività monacale a servizio della prima " chiesetta " che custodiva il quadro della Mater Domini, , questi " Preti Bianchi " non appartenevano a nessun ordine monastico, solo in seguito alla visita dell' Arcivescovo di Salerno Romualdo II nel 1172 che ad essi fu attribuito l' Ordine Monastico di San Benedetto, divenendo così a tutti gli effetti, a partire dal 1172 Monaci Benedettini .

IL simbolo del Leone, apposto sulla parete della " Masseria " presente nella Starza, ne individuava così l' appartenenza Monastica e nello stesso tempo allontanava il " male " da quei luoghi fonte di " vita " per il monastero, tranquillizzando i contadini che vi lavoravano .

Che il simbolo del Leone verrà apposto dai Monaci Benedettini e non dai Basiliani sarà attestato con il 3° documento di studio sotto riportato .

ULTIMO ORDINE MONASTICO PRIMA DELLA VENDITA DELLA STARZA

3° Documento di Studio

Come si evince dalla Bolla Papale, questi monaci Basiliani, che provengono dal Monastero di Grottaferrata, vicino Castel Gandolfo a Roma, vengono inviati perché a Mater Domini non ci sono più Monaci Benedettini.

IL documento sopra riportato, che riguarda la Bolla Papale è attestato con atto notarile del 16 Aprile 1632 come rinvenuto dal ricercatore Gaetano Izzo .

IL Padre Basiliano D. Basilio Falasca, citato nell'atto notarile sopra riportato, diventerà uno dei più importanti Abati dell' Abbazia di Grottaferrata .

NOTA _AL_ 3° DOCUMENTO

IMPORTANZA DI QUEST' ULTIMO DOCUMENTO

Dimostra che il simbolo del Leone, e quindi la toponomastica della " Masseria dei Leoni " è precedente ai monaci Basiliani, in quanto essi, come si può vedere dal loro stemma, non hanno nessun riferimento al Leone .

Nello stemma Araldico Monastico appartenente all'Ordine dei Basiliani non compare nessun riferimento alla figura del Leone .

Si può concludere pertanto, alla luce di quanto in precedenza esposto, che il simbolo del Leone presente nella Starza è quello riconducibile ai Monaci Benedettini che subito dopo i Preti Bianchi hanno dimorato nel monastero .

CONCLUSIONI

I Monaci Benedettini, successori dei " Preti Bianchi " Ordine fondato da Pietro Ferara ex Capitano dell' Esercito Normanno, ordinati dall' Arcivescovo di Salerno Romualdo II nel 1172 , apporranno il loro simbolo del " Leone " alla Masseria sita in localià Starza di Mater Domini , simbolo che rappresenta il riferimento tangibile per identificare e " difendere " (*) la proprietà di queste terre.

Questo simbolo era già stato usato per le mura del Monastero di Mater Domini, così come ampiamento documentato e qui sotto riportato di nuovo .

I LEONI A MATER DOMINI

A seguito delle continue trasformazioni e ampliamenti che ha subìto il Monastero, non si esclude la presenza di ulteriori tracce Normanne, posizionate su parti del Monastero demolite o bombardate a seguito dei noti eventi bellici del settembre 1943 .

(*) il verbo difendere è da intendersi in senso figurativo e non militare .

L'immagine della Masseria e della formella con il Leone, sopra riportata, è solamente indicativa di come e dove, poteva essere collocata la formella. Ovviamente di questo reperto non esiste più nessuna traccia, anche perché, se si rilegge bene il documento di vendita della " Starza " :

la Masseria in oggetto nel 1798 era pressoché " diruta " , cioè in condizioni tali che eventuali " formelle " e simboli apotropaici erano ormai non più rinvenibili .

MA PERCHE' METTERE QUESTO LEONE

VIABILITA' _PRIMA _DEL _1816

Lo studio della viabilità prima del 1816, ci porterà a documentare il perché i Monaci Benedettini di Mater Domini abbiano collocato quei simboli sulla loro proprietà .

MAPPA_ ORIGINALE _RAVASCHIERI _DEL _1704

Perchè la strada proveniente da Nocera e diretta a Mercato San Severino passava proprio davanti alla Masseria dei Leoni

CONCLUDIAMO _CON

Quella verità in fondo alla Leggenda

ANALOGIA CON LA STARZA DELLA REGINA

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