SQUADRISMO

E

MARTIRI_FASCISTI

ASPETTI POLITICI

LA CRONOLOGIA DEGLI AVVENIMENTI

Quattro Anni prima della Nascita Ufficiale dei Fasci di Combattimento

Prima di passare all' esame della documentazione storica a supporto di quanto sopra, è opportuno sottolineare e ribadire che in questa pagina Non si Vuole Riscrivere la " Storia del Fascismo", il cui riferimento oggi è la monumentale Opera dello Storico Renzo De Felice, ma si vuole brevemente riassumerne per grandi linee il contenuto senza il quale risulterebbe più difficile comprendere il perché della aggiunta " vittime fasciste " riportate nella normativa e soprattutto la loro identificazione .

Nel 1923 esisteva già una categoria memoriale chiamata “vittime fasciste” o “martiri del Fascismo” che aveva radici nel periodo 1919-1922.

La storiografia ufficiale fascista successiva conferma esplicitamente che questa categoria comprendeva caduti anteriori alla Marcia su Roma .

Questo rende molto improbabile l'interpretazione secondo cui Lupi, con la Circolare del 13 Febbraio 1923, intendesse semplicemente:

“aggiungiamo agli alberi dei caduti della Grande Guerra anche quelli morti durante la Marcia su Roma”.

 

Altro " Martire " il 21 luglio del 1920 cade a Roma Manfredi Trombetta di Atri (Teramo)

 

 

ARTICOLO ESTRATTO DAL GIORNALE DI SOPRA

 

1921 Un Anno Prima della Marcia su Roma

esplosione del culto dei “martiri”

 

Il 28 febbraio 1921 viene ucciso a Firenze Giovanni Berta .

Il suo caso è eccezionale perché il fascismo trasformò immediatamente la sua morte in un vero e proprio mito del martirio . La ricerca di Simon Martin mostra come Berta sia stato trasformato in una figura simbolica nazionale, con intitolazioni di strade, monumenti e persino dello stadio fiorentino.

E la stessa Enciclopedia fascista del 1934 lo inserisce nel martirologio.

 

22 Luglio 1921

Giovanni Zoccoli Studente Universitario a Pisa

 

La circolare del 13 febbraio 1923 segna un passaggio significativo rispetto alle precedenti direttive. Per la prima volta il progetto dei Parchi della Rimembranza non è più destinato esclusivamente ai caduti della Grande Guerra, ma viene esteso anche ai «martiri del Fascismo».

Attraverso l'affermazione secondo cui «la fede che condusse al sacrificio i martiri del Fascismo è la fede stessa che circonfuse di gloria l'olocausto santo dei caduti in guerra», Dario Lupi opera una deliberata assimilazione simbolica tra le due categorie di caduti.

In questo modo il sacrificio dei fascisti uccisi durante gli scontri politici del dopoguerra viene inserito nella medesima narrazione patriottica riservata ai caduti del conflitto mondiale, conferendo loro analoga dignità morale e civile.

Tale scelta può essere interpretata come il tentativo del nuovo Governo di costruire, fin dai primi mesi di attività, una memoria pubblica unitaria nella quale il sacrificio dei militanti fascisti venisse presentato come prosecuzione ideale del sacrificio compiuto dai soldati nella Grande Guerra.

In questa prospettiva, la commemorazione assumeva anche una funzione di legittimazione politica del nuovo potere, inserendo i «martiri del Fascismo» nella tradizione patriottica nazionale già consolidata nel primo dopoguerra.

 

Tra il 29 ottobre 1922 (decreto Facta) e il 13 febbraio 1923 (circolare Lupi) si osserva un'evoluzione molto precisa:

  • 29 ottobre 1922 (Facta) : la commemorazione riguarda esclusivamente i caduti della guerra 1915-1918.
  • 27 dicembre 1922 (Lupi) : la commemorazione viene estesa territorialmente a ogni Comune, ma continua a riguardare i caduti della Grande Guerra.
  • 13 febbraio 1923 (Lupi) : per la prima volta il progetto include anche i «martiri del Fascismo».

Questa scansione cronologica è documentata e mostra che l'introduzione delle vittime fasciste non è originaria del progetto , ma costituisce un'evoluzione successiva, avvenuta alcuni mesi dopo l'insediamento del Governo Mussolini.

E' molto probabile, ma in questo momento non abbiamo documenti in merito, che alla stesura finale della Circolare del 13 Febbraio 1923, abbiano partecipato anche altre personalità, come quella del Prof. Chiurco, autore del grande trattato già citato in precedenza, che mettono in risalto la presenza di queste vittime fasciste durante la " Rivoluzione ".

 

Sarà infatti lo stesso Prof. Chiurco a scrivere nel 1923 il " Martirologio Toscano "

ANCHE BOLOGNA RICORDERA' I SUOI MARTIRI

Conclusioni Soriografiche sulla Normativa dei

Parchi e Viali della Rimembranza

cronologia

  • 29 ottobre 1922 (Facta) : la commemorazione riguarda esclusivamente i caduti della guerra 1915-1918.
  • 27 dicembre 1922 (Lupi) : la commemorazione viene estesa territorialmente a ogni Comune, ma continua a riguardare i caduti della Grande Guerra.
  • 13 febbraio 1923 (Lupi) : per la prima volta il progetto include anche i «martiri del Fascismo».

Questa scansione cronologica è documentata e mostra che l'introduzione delle vittime fasciste non è originaria del progetto , ma costituisce un'evoluzione successiva, avvenuta alcuni mesi dopo l'insediamento del Governo Mussolini, e le " Vittime Fasciste ", così come recita la circolare stessa, sono quindi da intendersi quelle che si riferiscono al periodo Storico che viene indicato come " Rivoluzione Fascista " , quindi fondamentalmente quelle che vanno dal 23 Marzo 1919 al 28 Ottobre del 1922 .

A completamento di questo capitolo che comprende la nascita dei cosiddetti "Fasci di Combattimento", sempre nell' ottica della "Informazione Storica", si riportano alcuni documenti originali inerenti proprio la nascita dei Fasci di Combattimento, suddividendoli in parte (1°) documenti Fascisti della loro formazione, parte (2°) Storiografia dei Fasci di Combattimento analizzati dallo Storico Renzo De Felice nella sua Opera sul Fascismo edizione Einaudi .

Parte 1°

 

Mario Gianpaoli - Capo del Fascio primogenito e degretario Federale di Milano

 

Piazza San Sepolcro 1919

 

Piazza San Sepolcro anni '30

 

 

Piazza San Sepolcro 2026 - Google Maps

 

Trascrizione parziale :

Un primo sguardo alla folla ivi convenuta richiamava alla mente un' altra adunata memorabile indetta anch' essa dal Popolo d' Italia : quella interventista di Via Circo, nel Gennaio del 1915, nell' ora più critica della vita nazionale .

Anche allora la minoranza degli italiani consapevoli e volitivi si raccoglieva per affrontare due diverse opposizioni : il misoneismo (*) pieno di rancori delle plebi tesserate e quello pieno pieno di paura della classe dirigente .

(*) Il misoneismo è l'avversione profonda e il rifiuto pregiudiziale verso qualsiasi forma di novità, cambiamento o innovazione in campo sociale, politico, culturale o tecnologico .

ANALISI DELLA FRASE SOPRA CITATA

1. «Il misoneismo ... delle plebi tesserate»

Qui Gianpaoli si riferisce alle masse organizzate e politicizzate , cioè soprattutto agli iscritti ai partiti e alle organizzazioni del movimento operaio, socialiste e sindacali.

Il loro misoneismo sarebbe “pieno di rancori” perché queste masse, secondo l'interpretazione di Gianpaoli, non guardavano semplicemente con diffidenza alle trasformazioni politiche: erano animate da risentimento sociale, rivendicazioni e ostilità verso l'ordine politico e sociale esistente .

 

2. «Quello ... della classe dirigente»

Qui il bersaglio cambia completamente.

La classe dirigente , secondo Gianpaoli, manifesta anch'essa un misoneismo, ma non perché sia animata dallo stesso rancore delle masse.

È un misoneismo “pieno di paura” .

La classe dirigente avrebbe cioè paura delle conseguenze delle tensioni sociali e politiche del dopoguerra: rivoluzione, conflitto sociale, disordine, perdita dell'autorità dello Stato e possibile sovvertimento dell'assetto istituzionale.

Quindi:

classe dirigente ? rifiuto o resistenza al cambiamento + paura della rivoluzione e del disordine.

Tutto ciò lo si percepisce dalla mancata firma da parte del Re del Decreto dello "Stato d' Assedio" durante la Marcia su Roma .

 

Gianpaoli non sta necessariamente dicendo che i Fasci nacquero semplicemente come risposta al socialismo.

Sta descrivendo un vuoto politico prodotto dalla contrapposizione fra una massa organizzata che premeva per il cambiamento e una classe dirigente che temeva quel cambiamento.

In questa lettura, il fascismo delle origini si presenta come una terza forza , che pretende di superare tanto il conservatorismo impaurito della vecchia classe dirigente quanto il movimento rivoluzionario socialista.

C'è però una precisazione importante: non bisogna leggere automaticamente questa frase come una descrizione neutrale dello storico . La terminologia di Gianpaoli (“plebi”, “rancori”, “paura”) è già una interpretazione politica e sociologica degli avvenimenti, quindi andrebbe verificata in contesto più ampio .

Si capisce pertanto, ma questo esula dalla nostra trattazione, che il problema della nascita dei Fasci Rivoluzionari ha radici e motivazioni che andrebbero approfondite maggiormente .

 

Ci fermiamo qui nella riproduzione di documentazione Storica in Originale in quanto l' intera opera consta di di ben 332 pagine e non è possibile materialmente tale riproduzione. Se quelle pubblicate sono le pagine maggiormente rappresentative, beh ! . . . questo purtroppo non siamo in grado di dirlo, diciamo che esse danno però un'idea del contenuto storico del volume citato.

Parte 2 °

Renzo De Felice

Autobiografia del Fascismo Vol. 1°

 

 

 

Renzo De Felice

Mussolini il Rivoluzionario

 

 

Anche per questa Storiografia in Originale ci fermiamo qui nella riproduzione di documentazione Storica in quanto l' intera opera consta di di ben 2 Volumi specifici di oltre 1000 pagine e non è possibile materialmente tale riproduzione. Se quelle pubblicate sono le pagine maggiormente rappresentative, beh ! . . . questo purtroppo non siamo in grado di dirlo, diciamo che esse danno però un'idea del problema affrontato da De Felice, ovviamente solo l'intera lettura dei testi potrà fornire un'idea più completa e chiarificatrice dei fatti e delle motivazioni alla base del nuovo Movimento sorto il 23 Marzo 1919.